la NOTTE dell’ANIMA

Cos'è la NOTTE?
Cos'è l'ANIMA?
e ... La Notte dell'Anima?
Riconoscere la Notte dell'Anima
Uscire dalla Notte dell'Anima
Cosa ci guida?
Il dono della Notte
Riflessioni dopo la Notte
di Christina Niederkofler e Silvio Bartolomei
La «Notte»
È quel momento in cui vediamo poco chiaro e in noi si animano movimenti che ci inquietano. La notte come il giorno è fisiologica, non ho incontrato persona che - lucida - non l'abbia incontrata. La notte ha il buio, la solitudine, le luci fioche, l'aria soffusa, etc. che la contraddistingue come elemento oggettivo che vi sia giorno o buio fuori di noi!
L' «Anima»
È una delle componenti dell'Essere umano, chi pensa che vi sia solo corpo e mente è su un'altra via e non occorre che si disturbi... ma chi ha avuto l'esperienza di amore, amicizia e intuizione sa che non è "roba sua" è nell'aria, è dentro e fuori di ciascun essere vivente e permea il TUTTO che ci circonda e collega tutto. Farne esperienza evocarne la presenza è materia sottile.
La «Notte dell’Anima»
È una fase che tanti attraversano nella vita, è una sorta di «traversata interiore». Gesù pure ha sperimentato i 40 giorni nel deserto. Da qui si potrebbe dedurre che sono i forti ad essere sottoposti a una dura prova del genere. Può essere dura e gravosa nel senso fisico con disagi vari, insonnia o malattia e/o nel senso interiore, spesso periodi di depressione, ansia, disperazione, incapacità generale di resistere alle richieste della vita o di gestire anche solo la semplice quotidianità.
La "Notte oscura dell'Anima" è un'espressione metaforica che descrive una crisi spirituale o una fase di trasformazione interiore. La Notte fa parte del naturale sviluppo del essere umano sano nella sua crescita spirituale e nel evoluzione verso una consapevolezza maggiore.
Durante questo periodo, ci sentiamo spesso soli, insicuri, disorientati e sorgono in noi domande esistenziali.
La «Notte dell’Anima» é un periodo difficile in cui gli eventi si susseguono, a volte uno, a volte più d’uno e il mondo attorno a noi pare crollare.
La Notte buia dell’Anima ci si presenta e si vive come punto assoluto più basso della vita, in sé ha il potenziale di diventare un punto di svolta. È per questo, una volta superata, le persone parlano del «dono della Notte».
Una persona che lo ha provato, una volta superato lo stato difficile, passato nel tunnel, lo descriveva, lo definiva così: «sono riuscito a sviluppare un rapporto stabile e sereno con me stesso e a cambiare la mia vita definitivamente. Mi é impossibile tornare come prima.» E aggiunge: «Salvezza può venire solo da noi stessi. Un aiuto esterno non l’ho trovato, ne cercato, ne voluto.»
Capita ad alcune persone di sentirsi condannate ad un'infelicità senza fine.
Per uscirne, per guarire, non dobbiamo approvare chi siamo e dove siamo nella vita. In questa fase è sufficiente un'accettazione riluttante: "Penso che sia terribile, ma questo è il posto in cui mi trovo ora". “É così.” E poi, solo poi, si apre uno spazio di manovra, un primo passo é fatto. É anche un passo di capitolazione, una resa interiore – liberatoria! Arrendersi alla certezza che non é in mio potere annullare la mia storia e diventare improvvisamente una persona diversa da quella che ero. È una prima vittoria!
Una persona reduce da un feedback di una Vision Quest, da lei vissuta come una Notte oscura dell’Anima, trascorsa in solitudine nella Natura, per quattro giorni e notti, racconta: “Questa esperienza è stata l'incredibile valore della mia personale Notte oscura dell'Anima: per la prima volta sono entrato in contatto con un'entità dentro di me che può accettare ciò che è in questo momento. Per quanto distorto e doloroso possa essere. Un'entità che è compassionevole e premurosa. Esattamente l'entità di cui avevo bisogno e di cui ho tanto bisogno. Ho scoperto: l'accettazione di sé!” Dopo questo evento seguirono i primi tentativi di autocura. Dopo un anno circa, in una riflessione, poteva dire che il desiderio di non voler più morire, sarebbe stato definitivamente il segnale più forte della sua guarigione.
Bert Hellinger amava gli aneddoti e amava Confucio a cui viene attribuita questa frase:
“Si hanno due vite. La seconda comincia il giorno in cui ci si rende conto che non se ne ha che una.”
Riconoscere la «Notte dell’Anima»
Molti la attraversano senza riconoscerla, dando alla cattiva sorte un significato pressoché identico al termine «sfortuna» alzando le spalle e allargando le braccia. Chi l’ha riconosciuta spesso la liquida con un «passerà» o la considera alla Fantozzi come una nuvola nera di «sfiga». Se restiamo fuori da questo loop culturale e modale di interpretazione, la «Notte dell’Anima» diventa invece un salto quantico.
La Notte dell’Anima è un periodo buio della vita, a volte breve a volte lungo anche molto lungo, la cui intensità ci schiaccia fino quasi a soccombere, e alcune persone invero soccombono. E’ un periodo di fondo senza fondo, in cui il corpo da continui e persistenti segnali di malessere, la mente comincia ad evidenziare stati di nevrosi, tic, ansia, angoscia o paure o pensieri negativi. Anche la vita affettiva, relazionale o lavorativa dà segnali inquietanti. È come se l’oscurità si impossessasse del nostro essere. Pensiamo spesso alla fine del tormento e che poco o nulla abbia senso. Diversi toni di colore o di grigio accomunano le esperienze delle persone.
In realtà «La Notte dell’Anima» è una fase del processo naturale di evoluzione dell'Anima e dello Spirito. È un profondo dono che ci costringe a stravolgere e riconsiderare i paradigmi, le credenze, le convinzioni che comunità, famiglia e noi stessi abbiamo assorbito, assimilato, vissuto e considerato normalità.
Il tutto va riconsiderato come una richiesta profonda di ritrovare o cercare il Centro. Questa richiesta si manifesta quasi sempre con stati di dolore che colpiscono il corpo e il cuore, la mente diventa offuscata, confusa, tutto ci appare contro di noi. Il dolore genera paura, rabbia, tentativi di ribellione, ma anche depressione e stasi.
Se osservato nella sua interezza si tratta di una catarsi.
Uscire dalla «Notte dell’Anima»
Non sarà breve e non abbiamo conosciuto persone che grazie ad un fulmine o una bacchetta magica ne sono usciti in un sol tratto, quindi… pazienta!
Se siamo nella tempesta fermiamoci!
Se stiamo correndo fermiamoci!
Se il cervello corre, respira! Fermati e va nel bosco!
Il viaggio parte sempre da conoscere se stessi partendo dalle tre componenti: corpo, anima e spirito. Partire significa sempre attrezzarci, individuare i nostri attrezzi e talenti, consapevoli delle proprie magagne.
Le Costellazioni ci consentono di conoscersi e di incamminarci in un viaggio personale e personalizzato. Costellatori preparati, attenti, umili e radicati in ciò che Bert ci ha insegnato possono aiutare e facilitare a superare la Notte e raggiungere una Buona Vita. Anche se lo sforzo, l’intento, il lavoro deve essere individuale. Conoscersi e leggere attentamente se stessi, i punti di luce e i punti ciechi è importante per non distogliere l’attenzione dall’essenziale, lasciando il superfluo.
Nella Notte dell’Anima non sono previste scorciatoie, c’è lo stare e soprattutto come ci guida Bert «Il Grande Sì» a tutto ciò che è, così com’è.
Cosa ci guida?
Nella Notte Buia dell'Anima siamo estremamente sensibili e preferiamo stare da soli per non trovarci feriti. Accettare la compagnia fiduciosa ci é difficile, però è un primo passo consigliabile da fare per non rischiare di sprofondare nell’abisso del perdersi.
Esistono persone, amici o colleghi o compagni, in grado di sopportarci in ciò che accadde senza voler cambiare «la cosa, la Notte in atto» o «noi» e ci accettano assieme al tutto. In questi casi quello che ci stanno dando é tanto: l’ascolto, il riconoscere e il capire che in questo momento abbiamo bisogno di tempo e di spazio per noi stessi in solitudine curativa. L’essere lì, con la loro presenza senza intenzioni, è forse abbastanza, per il resto ci pensa l’Anima stessa.
Nel fidarsi e affidarsi allo Spirito sentiremo crescere dentro noi, a piccoli passi, una sensazione forte, una vibrazione potente in grado di trasformarci. Busseranno alla nostra porta gusto di vivere, piacere, felicità, allegria e gioia.
A questo punto cominceremo a ringraziare la Notte vissuta e a farne tesoro di tutti gli insegnamenti che ci ha donato.
Il dono della Notte
L’esperienza della Notte Oscura dell'Anima si rivela spesso come uno dei momenti più impegnativi, ma anche più gratificanti, della vita. È un processo profondo di pausa, di riflessione e infine di trasformazione e di cambiamento radicale su tutti gli ambiti della vita.
Quando ci troviamo in mezzo, possiamo ritenerla un'esperienza minacciosa e inquietante. A volte cresce in noi il grande desiderio di tornare ai vecchi schemi e alle illusioni che ci hanno mantenuto ragionevolmente stabili, almeno per anni.
Tuttavia, ci rendiamo conto che non c'è modo di tornare indietro. Non possiamo più fare un passo indietro. I risultati e le cognizioni che la Notte Buia dell’Anima sono già presenti, anche se non ce ne accorgiamo. Il desiderio di tornare indietro è più che comprensibile. L’esito di una tale esperienza é stringente e, guardando indietro si prova gratitudine per aver perseverato. Non si vorrà più perdere questo sviluppo di crescita interiore.
Quindi: se stai vivendo la Notte Buia dell'Anima, fatti coraggio! Abbi coraggio!
Riflessioni dopo la Notte
Una persona che ha sperimentato lo Stato di eccezione e di emergenza di una «Notte dell’Anima» ed è sopravvissuta e ne é uscita rinata, riassume ciò che ha capito, lo annota e lo condivide.
Ripensando a quei momenti potrebbe essere utile e di aiuto trovare in sé la parte che ragiona e la parte cognitiva per cercare di spiegarsi i fatti che ci stanno accadendo dentro tramite delle domande o delle affermazioni di consapevolezza:
- Sono in uno stato diverso, anche avverso.
- Mi trovo in uno stato di eccezione e di emergenza.
- Mi sento esposto a un’esperienza mai vissuta.
- Devo affrontare un vuoto, un buio, sono posto davanti a un muro.
- Mi sento impossibilitato ad affrontare.
- Mi pare di dovermi arrendere.
- Mi sento bisognoso di cura.
- Mi trovo in una fase di transito, di trasformazione.
- Qualcosa in me mi costringe a sopportare, anche a resistere.
- Qualcosa in me mi spinge a lasciar perdere.
- Trovo un paragone con una gravidanza.
- É possibile uscirne?
- Oso aprire gli occhi.
- Oso alzare gli occhi.
- Sono da solo?
- C’é qui qualcuno?
- Mi sento tirare un sospiro di sollievo.
- Vedo il sole, sento l’aria.
- É possibile la salvezza?
- Mi é possibile salvarmi?
- Mi é auspicabile salvarmi?
- Trovo un appoggio in me per salpare?
- Vale la pena espormi al aria fresca?
- CHI LÍ FUORI MI ASPETTA?
- Sento salire in me un salvagente: la comprensione che là fuori mi aspettano in tanti.
- Sento chiaramente che la Vita ora ha un altro programma, un nuovo piano d’azione per me.
- Sento navigarmi in nuove acque.
- Sento che sono voluto.
- Sento che sono pronto ad uscire da questo guscio scuro.
- Mi sento pronto.
- Mi sento chiedere “Vita, che cosa vuoi da me?”
- Capisco che non sono io a chiedere qualcosa alla Vita.
- Capisco che sono io che ho da dare.
- Capisco che sono io in debito con la Vita.
- Capisco che quello che ho da dare trovo dentro di me.
- Capisco che mi è già stato dato quello che ho da dare.
- Questo mi rasserena, mi dà coraggio
- Questo mi ricorda il mio dovere: DEVO DARMI.
- Ora so, che non mi é chiesto altro.
- Ora so, che devo solo smettere di fare il contrario.
- MI PARTORISCO.
Christina und Silvio





