MALATO nel CORPO, nell’ANIMA e nello SPIRITO

Chi è Malato?
Malato nel CORPO?
Malato nell'ANIMA?
Malato nello SPIRITO?
STOP dirsi malato
Quali esperienze?
definizione di MALATO, MALATTIA e ANIMA
di Silvio Bartolomei
Malato sarai tu!

Quando ci accorgiamo malati, ci viene quasi istantaneamente un movimento o un idea di stizza, di irritazione, di rabbia!
Non c'è niente da fare nessuno di noi vuole essere malato eppure accade! Una banalità o una cosa grave arriva, e ne facciamo esperienza ! Uno dei primi passi nella malattia è individuarne il nome, dargli un titolo, riconoscerla, vederla. Alcune statistiche parlano di migliaia e migliaia di situazioni in cui la diagnosi ha sbagliato nome. Ha dato un indirizzo sbagliato. Molti consulti, molti tentativi, accomunano molti malati. Quando le certezze si fanno concrete inizia il percorso di approfondimento di vicinanza e confidenza. A volte alla malattia ci si fa l'abitudine, a volte ci si arrende!
La realtà è che la malattia fa parte dell'esperienza della Vita, la Vita non ha creato la malattia per difetto o per "sgarbo" o per "errore". La Vita non sbaglia e la malattia non arriva per crearci o creare dei problemi al genere umano ! Altrimenti sarebbe un movimento contro la Vita. La Vita invece ha creato la malattia per noi! Addirittura per farci morire? Non sarebbe una beffa, un imbroglio, un inganno contro la Vita?
La Vita non fa imbrogli o inganni o errori, dobbiamo quindi spostatare il teorema. La Vita fa fare esperienza della malattia a tutti, chi più, chi meno! Ciò significa che la malattia è una esperienza fondandamentale che fa parte della Vita, non è il problema ma, è la SOLUZIONE!!
MALATTIA = SOLUZIONE
É la soluzione a che cosa? A qualcosa che non abbiamo seguito o ascoltato? Le persone più salubri e longeve (gli ultracentenerari), parlano di una vita "agreste", semplice, con pochi stress e un'attitudine ad accettare la Vita per quello che è: Bert Hellinger definiva questo stato il "Grande Sì" alla Vita.
Il corpo trova sempre il suo percorso per comunicare ciò a cui dobbiamo prestare attenzione. E la malattia cronica? Le persone che fin dalla nascita hanno questo "dono" (così alcuni lo definiscono...) una patologia o un "handicap" (termine obsoleto, anche se chiarificatore). Qui il terreno si fa molto scosceso, ripido, direi ... un baratro alla nostra umana comprensione.
Le malattie croniche sono un mistero, anche Gesù il Cristo quando viene interpellato su di chi fosse la colpa! Nel Vangelo di Giovanni al capitolo 9 (1-5) gli viene chiesto: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». La risposta è enigmatica, anche se traccia una sottile linea, in cui ribadisce che non dobbiamo cercare la colpa. Se non dobbiamo cercare la colpa che possiamo fare?
Dal mio piccolo mondo di esperienze un primo passo è cercare di accettare e riconoscere che vi sono almeno tre livelli di malattia, proviamo in punta dei piedi ad esplorarli, per dar loro un nome e un volto in questa fase.
La mia esperienza e ricerca mi porta ad individuare che vi sono 3 livelli di malattia: Corpo, Anima e Spirito
Noi spesso ci fermiamo al corpo malato, o a chi ha inferto la malattia, a cosa è successo, su chi è la colpa, vengono investigate le cause, le conseguenze e le possibili soluzioni. Molto spesso non prendiamo in considerazione l'origine. Spesso non ne abbiamo tempo, gli strumenti, la voglia. Un dato ciò che vediamo e subiamo nel corpo è solo l'ultimo atto, di un processo. Quello che si manifesta è un qualcosa che c'è già stato o sta avvenendo.
Ripristinare lo stato precedente, non parlo di guarigione, ma di nuovo equilibrio:è un'altro film! Come si arriva lì? tornare indietro è impossibile, ciò che è stato, è andato! Ciò che eravamo non lo sarà più! Quindi la malattia del corpo ci introduce e ci induce ad entrare nel nuovo, in una nuova visione delle cose e della Vita. Una visione diversa, anche dolorosa, in cui anche la morte trova un senso e una riconciliazione con il Tutto. Proverò a condividere alcune riflessioni nella certezza che nulla sia nuovo e che io non sono nessuno.
Il tutto transita tramite Corpo, Anima e Spirito, tra fisica e metafisica, tra fisica classica e fisica quantistica, tra certezze ed idee, tra esperienze e pensieri, con un'unica grande evidenza: fare esperienza!

Ho accennato sopra le prime riflessioni sul CORPO e un cambio di paradigma, se cambio il presupposto e concepisco che la manifestazione della malattia sul mio corpo sia la soluzione, possiamo accettare di guarire e anche che vi sono almeno altri due livelli di malattia: quella dell'Anima e quella dello Spirito.
L'Anima si ammala? Si o No?
Quale parte dell'Anima si ammala? Come spesso accade nelle Costellazioni e nella Vita molto è legato alle parole che usiamo. L'Anima ha almeno due componenti: una fisica e una non fisica o metafisica. Quella fisica è il cuore fisico, quella non fisica è quello che - in sintesi - il Flavio Burgarella divulga e sostiene tramite la Fondazione Casina Briga e gli studi sulle onde scalari e la transpercezione. I due cuori fisico e non fisico nel loro insieme costituiscono l'Anima. Cuore fisico e non fisico si influenzano e sono connessi. Sappiamo che nel Cuore fisico ci sono cellule più veloci del cervello e addirittura dell'intestino (un tempo definito il primo cervello) questa parte si può ammalare.
La "Malattia dell'Anima" è una realtà legata alla consapevolezza, ed è riscontrabile in quello che viene percepito dall'interessato o dalle persone che gli stanno vicino come stato d'umore permanente o duraturo. É qualcosa che si percepisce e si vive con numerose sfaccettature, dimensioni e livelli.
Definire le "malattie dell’Anima" (o meglio della parte che si ammala) non è semplice, non esiste un’unica etichetta, il loro nome cambia in funzione delle culture e della lente delle esperienze attraverso cui le osserviamo. Vi sono lenti di osservazione filosofica, sociale, religiosa, etc.. Provo a condividere alcuni termini più significativi utilizzati, nel corso delle epoche della storia umana, si da poter collocare le malattie dell'anima in un contesto in cui attribuire loro un nome, seguendo un percorso cronologico dalle pratiche più antiche alle più recenti.
1. Sciamanesimo: la "Perdita d'Anima"
Le forme più archetipiche e ancestrali si perdono nelle notti dei tempi. In molte culture sciamaniche e tradizionali, la malattia dell'anima si chiama letteralmente Susto o Perdita d'Anima. Si ritiene che, a causa di un trauma o di un forte spavento, una parte della forza vitale della persona si sia "staccata", lasciandola fragile, svuotata e senza direzione.
Nelle tradizioni che curano il Susto, il guaritore (Curandero) deve chiamare l'anima per nome per convincerla a tornare nel corpo del malato, spesso usando rituali con erbe o uova per "riassorbire" lo spavento.
La radice linguistica del termine Susto è affascinante perché ci porta fuori dai confini della medicina classica per entrare nel mondo della medicina dello sciamanesimo dell'America Latina (Messico, America Centrale e Ande). Il termine deriva direttamente dallo spagnolo: Susto: significa letteralmente "spavento" o "shoc". Proviene dal verbo spagnolo asustar (spaventare, anche nel dialetto veneto è in uso: "ti xe insustà"), che a sua volta ha radici latine popolari legate al concetto di sussultare o essere scossi improvvisamente. Mentre in spagnolo moderno un "susto" può essere semplicemente un piccolo spavento quotidiano (come un cane che abbaia all'improvviso), in ambito antropologico e curativo assume un significato molto più profondo come "la sindrome da perdita dell'anima".
L'etimologia culturale suggerisce che lo spavento è il trauma: cioè un evento improvviso e violento (un incidente, un lutto, una violenza) che scuote il corpo così forte da "far saltar fuori" l'anima. Avviene così il distacco e l'anima (o una parte di essa) non riesce a rientrare nel corpo perché è rimasta "intrappolata" nel luogo o nel momento del trauma.
2. Padri della Chiesa e Medioevo: l'Accidia
I Padri della Chiesa tra cui Evagrio Pontico (nato 345 d.C e morto nel 399 d.C) avevano individuato "otto spiriti malvagi" (che in seguito la Chiesa ridurrà ai sette vizi capitali) tra cui l'accidia quale malattia dell'anima per eccellenza.
L'accidia non è una semplice pigrizia, ma un "disgusto per il bene", una sorta di torpore spirituale che rende l'uomo incapace di agire e di provare gioia per le cose terrene e divine. L'accidia denominata anche "demone di mezzogiorno" o demone dalla pancia piena.
Accidia (l'assenza di cura)
Dal greco akedeia: a-: prefisso privativo (senza) e kedos: cura, preoccupazione, affetto. Questa dimensione porta la persona a perdere l'interesse per la Vita e il Vivere, in particolar modo il vivere sano ed equilibrato.
3. Nella Filosofia e Letteratura: il Male di Vivere
La differenza tra "Susto" e "Ansia" non è sottile, sebbene i sintomi possano sembrare simili a quelli di un disturbo da stress post-traumatico (insonnia, inappetenza, tristezza), l'etimologia ci manifesta la differenza:
- Il Susto indica uno scossone che svuota, è una malattia di "assenza".
- L'Ansia (dal latino angere) indica stringere, soffocare. È una sensazione di chiusura.
La filosofia e la letteratura nei secoli hanno trattato il "male dell'Anima" in molti modi per lo più riconducibili a varie definizioni tra cui:
- Melanconia: storicamente legata alla teoria dei quattro umori (l'eccesso di "bile nera"). È quella tristezza riflessiva e profonda che ha affascinato artisti e poeti.
- Noia o Ennui: resa celebre da Baudelaire e Leopardi, descritto come vuoto esistenziale, la sensazione che nulla abbia valore o scopo.
- Spleen: letteralmente milza, nella letteratura ingliese ampiamente utilizzato, per descrivere un senso di angoscia e oppressione tipico della "modernità".
Melanconia (la Bile Nera)
Deriva dal greco melas (nero) e chole (bile). Secondo la medicina ippocratica, la salute dipendeva dall'equilibrio di quattro umori. Quando la "bile nera" prevaleva, l'individuo cadeva in uno stato di tristezza profonda. Per secoli abbiamo identificato con una causa fisica (un liquido interno) il dolore puramente metafisico.
4. Psicopatologia
La parola che usiamo oggi per definire le malattie mentali è un trittico che proviene dal greco: Psyché: originariamente significava "soffio" o "respiro vitale"; Pathos: sofferenza, passione o perturbazione; Logos: studio o discorso.
Oggi quella che un tempo veniva chiamata sofferenza spirituale viene spesso diagnosticata malattia mentale o spesso semplificandola come depressione. Tuttavia, molti psicologi del profondo (come Carl Gustav Jung) preferivano vederla non solo come un guasto chimico/fisico, ma anche come un segnale del fatto che l'individuo ha perso il contatto con il proprio "Sé" o con il significato della propria vita.
Depressione (il peso verso il basso)
Dal latino deprimere (de- giù, e premere spingere). L'etimologia qui è molto fisica: descrive l'Anima come qualcosa che viene schiacciata verso il basso. Se l'entusiasmo (dal greco en-theos, "avere Dio dentro") ci spinge verso l'alto e l'espansione, la depressione è l'atto di essere pigiati contro il suolo, perdendo volume e respiro.
Nostalgia (il dolore del ritorno)
Coniata nel 1688 dal medico svizzero Johannes Hofer, unisce: Nostos: ritorno a casa e Algos: Dolore. Inizialmente era considerata una malattia medica dei soldati. È la sofferenza dell'anima che non si sente "a casa" nel presente o nel luogo in cui si trova, e soffre per il desiderio di un passato o di un altrove che forse non esiste nemmeno più.
Lo psichiatra Viktor Frankl, sopravvissuto ai campi di concentramento, coniò il termine "nevrosi noogena" per descrivere quella sofferenza che deriva specificamente dalla mancanza di senso nella vita.
In sintesi, se sentiamo che l'anima è "ammalata", puoi identificarla in una crisi di senso. É un buon segnale, perché lo percepisci. È il modo in cui la nostra parte più profonda ci avverte che la vita che stiamo conducendo non corrisponde a ciò che siamo veramente!
Bert Hellinger la definiva "Notte Buia dell'Anima" attraverso lei noi tutti passiamo, almeno una volta nella Vita! E dava una gran botta nella schiena all'interessato per far rientrare l'Anima! La consapevolezza è vicina all'Anima, ha tonalità e densità diverse, come se attorno al cuore vi fosserro degli strati concentrici di energia a modi scudo, per proteggere la parte più delicata e centrale del Uno, collegato al Tutto: la Monade!!!
La mia amica Christina Niederkofler mi fa notare che in realtà Leibniz, a cui faccio riferimento in questo testo in merito alla Monade, ritiene l'Anima incorruttibile, inviolabile e inattaccabile. Sulla Monade ci hanno studiato Plotino, Aristotele, e altri. Di diverso opinione Rudolf Steiner che ritiene l'Anima possa lasciare il corpo anche durante la Vita della persona pur di non "ammalarsi". Tutto parrebbe o potrebbe chiarirsi se partiamo dal concetto di "MALATO" e di questo ne parleremo in un altra puntata.
Nelle prime due tappe di questi brevi scritti dal titolo "MALATO" ho condiviso delle premesse sui diversi livelli: quello del Corpo e quello dell'Anima. É giunto il momento di introdurre il Malato Spirituale. Che non è il Malato immaginario 😃! Cercare di parlare delle proprie esperienze non è facile, specie quando si entra nel vissuto metafisico. Il mio intento è di trarne qualche insegnamento per me e condividerlo con chi avrà la pazienza di seguirmi.
Le mie piccole esperienze vertono sul fatto che da un giorno all'altro per una serie di circostanze e sintomi mi sono considerato e sono stato considerato un malato! La malattia si è manifestata nel Corpo, e nell'Anima avendomi alterato bruscamente l'umore. Ma quando e da dove aveva iniziato il suo percorso?
Il dr. Hamer e le 5 leggi biologiche individuano in un evento emozionale traumatico la causa scatenante di una malattia.
Il trauma può essere percepito in uno specifico evento con una data e un ora o una sovrapposizione di "pressioni" che a livello emotivo ed emozionale hanno creato una catena di eventi fisici. Non essendoci stato nel mio caso un evento specifico, se non un leggero malditesta perdurato per più giorni senza cessare, mi è sorta la domanda: come ho fatto ad intuire che ero sul percorso di ricostruzione e non fuori da esso?
Anche in questo caso non è avvenuto in un lampo o in un unico momento, ma quando ho iniziato ad unire i puntini di un disegno e alcuni medici mi hanno decodificato alcuni eventi scatenanti correlandoli ai tessuti del mio corpo bersagliato; in quel momento ho sentito una netta risonanza. Questo eco, questa curiosità mi ha portato ad approfondire.
Studiando e leggendo "medicina di confine" ho potuto constatare come in molte discipline c'è un contributo di correlazione tra eventi fisici e eventi metafisici con l'insorgere di una patologia. Questi eventi vengono percepiti e registrati dal Corpo, anche inconsciamente, e inducono o producono malattie o contribuiscono a renderti malato!
Ogni evento è causa non solo meccanica e fisica, ma anche emozionale e metafisica, ho iniziato quindi a studiarmi e a correlarli agli accadimenti della mia vita, ho iniziato ad esplorarne la loro risonanza in me! Per risonanza intendo se nel mio percepito realmente autentici, considerando che non solo vi è un Corpo malato, ma anche un "Anima malata"!
La Monade
Cos'è l'Anima? Ho accettato e fatto mia la definizione che l'Essenza interiore dell'Anima è la "monade" come definita da Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716) ed essa è: inviolabile e intaccabile, pur ritenendo io (che non sono nessuno 😃 ) i suoi "strati" esterni si! L'Anima in quanto tale fa parte del Tutto (Leibniz dice che è il tutto) e il Tutto è in noi tramite l'Anima in questo è la monade che penso io.
La monade è - a mio sentire - un multistrato essa è connessa con l'Uno, il Tutto. Il Tutto, in questo linguaggio viene denominato Spirito in molte culture: "all'inizio era il Verbo", pare che una traduzione più letteraria sia: "all'inizio era Vibrazione". Il Tutto = la Vibrazione = Informazione. Quindi il Tutto per essere compreso si permette di essere separabile in componenti, in parti diverse che creano un tutt'uno (come la Trilogia), e per farla breve le componenti principali sono tre: Luce, Materia e Informazione.
Tale trinomio esiste nella materia atomica e nelle galassie, nel grande e nel piccolo, in alto e in basso. In un crescendo di complessità potremmo sostenere, come nella teoria olografica dell'Universo, che i buchi neri sono dei canali di collegamento tra galassie parallele o punti diversi della stessa galassia.
In Universi diversi coesistono contemporaneamente realtà diverse. In una di questi Universi paralleli sei malato e in un'altra sano. Al contempo sussistono forze evolutive positive, e in un'altro Universo vi sono forze repulsive. O coesistono nello stesso spazio/tempo. Chiaro No? NO!!!
In tutti gli Universi ci sono delle leggi identiche per esempio il primo principio della termodinamica: nulla si crea nulla si distrugge, quindi se qualcosa si espande, da un'altra parte qualcosa si riduce, se vi è una "forza +" da una parte vi è una "forza -" dall'altra, e così via. Se ciò ci aiuta a leggere ciò che stiamo vivendo alle forze positive posso dare un nome di "Spirito Sano", e a quelle contrapposte posso dare il nome di "SPIRITO MALATO" o - forse - più SPIRITI MALATI !
In tutte le tradizioni, le culture e le religioni del Pianeta esistono e vengono ripetutamente evocate con vari epiteti, nomi e "ninnoli" forze di luce e forze oscure. A quest'ultime vengono attribuite le forze della Terra dominate dagli ARCONTI. Del resto in questi tempi storici e fatti di cronaca - il caso Epstein per tutti - non stiamo vedendo proprio questo?
Tutto ciò risponde o risuona o vibra in me come "verità" tangibile, posso quindi forse supporre e pensare che ci sono malattie che si manifestano e che non hanno correlazioni con eventi specifici del Corpo o della nostra vita. Siamo attori condannati a vivere e recitare un copione. Possiamo pertanto ipotizzare che oltre alle correlazioni genotipiche in cui il DNA ha un ruolo, esistono malattie che sorgono non solo dall'Anima? Lo abbiamo visto nel secondo articolo sull'Anima Malata.
Vi sono quindi anche altri eventi che traggono origine da forze superiori, "oscure", che ammalano e fanno ammalare gli esseri umani? Da cui possiamo guarire solo dopo una estenuante lotta? Sotto questa luce Dante assume una luce più concreta e meno allegorica. Il Sommo Poeta, e non solo lui, ha descritto in modo molto dettagliato, anche pittoresco e allegorico, con numerosi esempi concreti, chiave di lettura che negli ultimi due secoli si è tentato di cancellare, ma che ora riemerge dirompente!
Tutte queste forze, quelle che definiamo - sinteticamente - positive e negative fanno parte del Tutto, il nostro libero arbitrio - forse l'unica vera libertà - consiste, ad un certo punto della vita, di sposare o l'una o l'altra parte.
Recenti approfondimenti
Torno alla Transpercezione di Flavio Burgarella , di cui feci cenno nei primi due articoli, e agli studi sulla luce, il sole e l'onda d'urto di Dieter Broers entrambi sono accomunati dalla ricerca di unione e correlazione di Luce, Materia e Informazione. Sintetizzando con il rischio di banalizzare: Burgarella parla di onde scalari, Broers di neutrini.
Burgarella e Broers elaborano modelli per un livello di mediazione tra luce/materia/informazione e coscienza, con punti di partenza metodologici diversi ma il risultato è il medesimo. Burgarella è un cardiologo, Broers un biofisico e musicista. Il denominatore comune è che entrambi postulano un concetto: esiste un livello in cui l'informazione è più importante della materia e della luce.
Il dott. Burgarella descrive nel suo libro "Filosofia della Transpercezione" lo spazio del cuore (a lui ben noto come cardiologo) con una componente non-fisica al suo interno fisico (con la presenza di onde di flusso e campi elettromagnetici che indirizzati possono generare onde scalari quantiche). Il ponte tra il visibile e l'invisibile Burgarella lo colloca nell'atto di consapevolezza, di presenza, comune a molte pratiche meditative, religiose, sciamaniche con una "qui e ora" che E. Tolle definisce ed esercita molto bene. Il cuore della pratica del dott. Burgarella sta nella parola "trans" che aumenta, espande, dilata e comprende Tutto (spazio e tempo compresi) della "percezione".
D. Broers, da biofisico e musicista, vede nel sole, i Pianeti e i sistemi solari come fonte e origine di onde di informazione tramite materia (neutrini di diversa natura) in questo spazio la zona d'incontro dove la materia incontra la non-materia, l'informazione portata da un onda, che comprende e avvolge il Tutto, luce e materia comprese. I neutrini di Broers assumono il ruolo di penetrazione e collegamento fisico della materia con lo Spirito. I neutrini sono mediatori visibili e misurabili tra materia e Spirito, e dell'Uno (il Tutto). Essi attraversano senza problemi qualsiasi tipo di materia. Dieter Broers sostiene che i neutrini sono portatori di informazioni cosmiche.
Dal punto di vista fisico i neutrini fanno parte della fisica della materia. Sono “materia”, l'infinitamente piccolo, il Tutto - l'Uno - è qui e la all'unisono, quindi più veloce dei neutrini e della luce. Quello che ci avvicina per essere visto, dipende dalla frequenza, in cui si vibra e l'onda scalare lo percepisce e lo trasmette.
Conclusioni
La malattia come informazione, il malato come antenna/radio del Tutto, per:
- far si che lui ponga attenzione su se stesso, sulla propria Monade e sul Tutto, altrimenti impegnato nella ruota come un criceto;
- attirare sul malato l'attenzione degli altri, che altrimenti si disperderebbero o distrarrebbero dall'attenzione e dalla ricerca del contatto e della Informazione.
Il malato come strumento di connessione, con Sè stesso, con il Tutto e con gli Altri. É quello che ho percepito e colto in questa esperienza. Connessione intima con me stesso, con gli altri e con il Tutto.
Da quando mi sono sentito malato, ho fatto la scelta di concentrarmi su di me e al contempo ho ricevuto un'onda d'attenzione da parte di molte persone vicine e lontane. Una percezione tangibile, vera, reale, commovente che arriva ed è arrivata a un "lupo solitario" come sono! Un lupo che non considerava il valore del branco e della Comunità.
EPILOGO
L'origine latina del termine MALATO
Torno al tema delle parole che usiamo, non è una questione di lana caprina. Molti malintesi partono dalle parole che usiamo. Per esempio la parola malato ha un'origine latina che descrive lo stato di sofferenza fisica attraverso la mancanza di "buona salute". Deriva dal latino male habĭtus, un'espressione composta da:
- male: avverbio che significa "male".
- habĭtus: participio passato di habēre ("avere" o "tenere"), che in questo contesto indica il "modo di essere", lo stato o la condizione fisica.
Letteralmente, dunque, il malato è colui che "si sente male" o che "è in cattive condizioni" di salute. Nel passaggio dal latino volgare all'italiano, l'espressione si è contratta prima in Male habitus poi Maleatus (forma intermedia) ed infine Malato
Esiste anche una forma letteraria o arcaica, malandato, che conserva ancora più visibilmente l'idea del "camminare male" o dell'essere ridotto in cattivo stato (fisico e/o metafisico) di salute.
Sebbene la radice sia la stessa di "malato", l'etimologia di malattia merita un'attenzione perché si concentra sull'aspetto astratto e sulla condizione prolungata del malessere.
L'evoluzione in malattia
Alla parola latina malatus, derivata dall'espressione male habitus (come sopra descritto, "che sta male" e/o "in cattive condizioni"). A questa base è stato aggiunto il suffisso -ìa che indica una condizione persistente o una qualità.
Mentre il "male" può essere un evento acuto o un dolore momentaneo, la malattia nell'etimologia suggerisce uno stato duraturo. È il passaggio dal "sentirsi male" all'essere in una "condizione di malessere" più prolungata.
L'inglese, per esempio, distingue spesso tra disease (la malattia intesa come alterazione biologica) e illness (l'esperienza soggettiva del sentirsi male). In italiano "malattia" tende a coprire entrambi i significati, ma la sua radice punta dritta al "modo di stare o dell'essere" dell'individuo.
All'origine del termine ANIMA
Non è semplice scrivere dell'etimologia della parola "Anima" perché è come fare un viaggio a ritroso nella vita del genere umano. Le sue radici affondano nel tentativo dei nostri antenati di spiegare cosa differenzia il CORPO vivo da uno inanimato. Per cui vi sono diverse radici:
1. La radice indoeuropea: Il soffio
Tutto parte dalla radice indoeuropea *an-, che significa "respirare" o "soffiare". Questa radice è il "motore" di molte parole che usiamo ancora oggi, per esempio, in greco antico abbiamo ánemos (vento); in sanscrito c'è ániti (egli respira). L'idea di fondo è che la vita è identificata con il movimento dell'aria. Finché c'è respiro, c'è Vita.
2. L'evoluzione latina
Il termine italiano deriva direttamente dal latino anima, che originariamente indicava proprio il soffio vitale o il vento; i latini facevano distinzione tra Anima: il principio biologico che dà vita al corpo (comune a tutti gli esseri viventi, animali compresi); e Animus: il principio razionale, la mente, la volontà e il coraggio (tipico dell'essere umano).
Molte parole quotidiane condividono la stessa matrice di "anima", per esempio animale: letteralmente "essere dotato di anima/respiro"; inanimato: qualcosa che è privo di soffio vitale; unanime: avere "un'anima sola", ovvero essere in totale accordo; animosità: quando il "soffio" (l'animo) si scalda troppo, generando ostilità.
ANIMA SI AMMALA?
E' necessario espormi ad un'altra domanda, di che Anima stiamo parlando? A quale dimensione ci stiamo rivolgendo? Sto cercando il pelo nel muschio? Non credo. Quando parliamo di Anima i termini e le sfaccettature italiane diventano numerose: anima, animo, alma, psiche e monade. Non sono tra loro sinonimi. Tutte appartengono allo stesso campo della vita interiore e metafisico/spirituale dell’essere umano. ma evidenziano diversi livelli e prospettive della realtà interiore. Questo approfondimento ci è molto utile per poter comprendere e dialogare, specie nelle Costellazioni Spirituali di Bert Hellinger, dei movimenti e di ciò che la Vita ci richiede. Ecco quindi una breve carrellata. 
Anima designa innanzitutto la “sostanza” spirituale dell’uomo, il principio vitale e interiore che dà vita, coscienza e identità alla persona. Nella tradizione filosofica e religiosa europea l’Anima è il centro più profondo dell’essere umano, ciò che permane oltre i cambiamenti delle emozioni e degli stati interiori – ciò che permane anche dopo la morte fisica del suo portatore umano. Essa rappresenta il nucleo spirituale dell’uomo, il punto in cui la vita individuale si collega a una dimensione più ampia dell’esistenza.
Animo, invece, non indica la sostanza dell’Anima, ma la sua disposizione e la sua forza nel vivere. L’animo è la qualità con cui l’anima si manifesta nell’azione e nella relazione con il mondo: coraggio, stato d’animo, atteggiamento interiore, dignità morale. Per questo la lingua italiana usa espressioni come avere buon animo, perdere l’animo oppure animo!, per incoraggiare qualcuno. Leggo che nell’umanesimo del Rinascimento l’animo veniva spesso associato alla grandezza del carattere e alla libertà interiore, alla capacità dell’uomo di agire con decisione e responsabilità. L’animo è feribile e, a mio avviso, può ammalarsi; l’Anima invece no.
Fortis animo, liber spiritu. Letteralmente: “Forte nell’animo, libero nello spirito”.
- Fortis animo → coraggio, forza interiore, fermezza
- Liber spiritu → libertà di spirito, indipendenza
Questa espressione richiama l’idea del Freigeist: forza interiore unita a libertà di spirito, indipendente dalle circostanze esterne e sostenuta da dignità e autodeterminazione.
Il termine alma appartiene invece soprattutto al linguaggio poetico e metafisico. Esso evoca l’anima nella sua dimensione più sensibile, viva e affettiva. Alma richiama una qualità quasi luminosa o nutriente dell’anima ed è spesso utilizzata nella letteratura, nella mistica o nella lingua lirica per indicare la profondità emotiva e la dimensione più intima dell’essere.
Psiche, infine, proviene dal greco psyché e significa originariamente soffio vitale, anima o principio della vita. Nella filosofia antica la psiche era spesso sinonimo di anima, ma nella modernità il termine ha assunto un significato più specifico. In psicologia la psiche indica l’insieme dei processi mentali e interiori dell’uomo: pensieri, emozioni, percezioni, memoria e dinamiche dell’inconscio. Se l’anima appartiene alla sfera metafisica e spirituale, la psiche descrive piuttosto la struttura e il funzionamento della vita psichica osservabile e studiabile. È qui che si può parlare di malattie psichiche, e non dell’Anima.
Infine, la Monade, secondo Gottfried Wilhelm Leibniz, è l’unità semplice e indivisibile che costituisce l’elemento ultimo della realtà. Ogni essere vivente possiede una propria Monade, e le Anime sono Monadi dotate di percezione e coscienza più chiare. Le Monadi non interagiscono causalmente tra loro; ciascuna riflette l’intero Universo dal proprio punto di vista, secondo un’armonia prestabilita da Dio. In questa prospettiva l’Anima non è una parte separata dell’essere umano, ma la sua dimensione più profonda e indivisibile. Applicato alla riflessione sull’Anima, il concetto di Monade suggerisce che il principio interiore dell’uomo è semplice, unitario e in ultima analisi indistruttibile. Ciò che può oscurarsi non è la Monade stessa, ma la chiarezza con cui essa percepisce e riflette la realtà.
In sintesi si può dire che:
- L’Anima è l’essenza spirituale.
- L’animo è la sua forza e disposizione interiore.
- L’alma è la sua risonanza poetica e sensibile.
- La psiche è l’insieme dei processi mentali e psicologici.
- La Monade è l’unità semplice che integra e armonizza l’intero essere nel cosmo.
Così, ogni aspetto della vita interiore – metafisico e spirituale, emotivo, mentale e cosmico – trova la sua espressione e la sua connessione in un quadro coerente e ricco di significato.
Curiosamente, la lingua latina ci offre una piccola metafora: malum indica sia il male sia la mela, e da qui nasce anche il termine malattia, segno di disarmonia o squilibrio. Nella tradizione biblica la mela diventa simbolo della conoscenza che separa l’uomo dall’innocenza originaria. Tuttavia, seguendo Plotinus, il male non è una sostanza reale, ma la mancanza di pienezza dell’essere: ciò che può oscurarsi non è l’Anima stessa, ma la sua connessione con la fonte originaria.
L’Anima possiede un duplice movimento: verso l’alto, al suo principio nell’Uno, e verso il basso, verso il mondo della materia e delle esperienze. Un’immagine potente di Plotino è il cerchio con un centro immobile: il nucleo dell’anima rimane sempre intatto, mentre le periferie partecipano alla vita concreta. La sofferenza e la malattia si manifestano quando l’essere umano perde il contatto con questo centro, senza mai ferire la sostanza interiore.
Secondo Gottfried Wilhelm Leibniz, ogni Anima è una Monade: un’unità semplice, indivisibile, dotata di percezione e coscienza, che riflette l’universo secondo un’armonia prestabilita. Ciò che può offuscarsi è la chiarezza della percezione, non la Monade stessa. Anche qui, l’essenza resta intatta.
Da queste prospettive filosofiche e metafisiche emerge in modo naturale la visione di Bert Hellinger: l’Anima come campo di relazioni e appartenenze. La sofferenza indica squilibri nella rete dei legami, non ferisce l’essenza dell’Anima. Come nel cerchio di Plotino, il centro resta integro; ciò che può essere sanato è l’armonia tra centro e periferia, tra individuo e contesto, tra coscienza e mondo.
Così, tra metafisica, filosofia e spiritualità, appare chiaro che l’Anima, nel suo nucleo più profondo, non può ammalarsi. Ciò che chiamiamo malattia o sofferenza riguarda piuttosto l’orientamento della vita, la chiarezza della percezione e l’armonia con l’ordine originario e le relazioni in cui siamo immersi.
Resta la domanda a che livello o su che frequenza il Campo Morfogenetico grazie alle Costellazioni Spirituali agisce. Di questo ne parleremo in un prossimo articolo. Grazie a Christina Niederkofler e al suo contributo!





