LA MENZOGNA COME ELEMENTO DI RIFLESSIONE DELLA VITA

"L'essere umano ha un problema, non può sopportare tanta verità.”
“Di conseguenza, poiché non può sopportare tanta verità, il sistema mentale si pone in una zona di sicurezza. Il profeta o il mistico hanno un problema, vogliono conoscere la verità, poiché vogliono conoscere la verità, sono totalmente dissociati dalla società, perché la società non vive nella verità, vive in un tenebroso sistema di sicurezza. Pertanto, il mistico è come un pazzo nella società, non lo capisce nessuno, perché in realtà, poiché la società è pazza, devono classificare chi è davvero sano di mente come pazzo, ma è la società che è pazza e sposta la follia a chi vede la realtà. Non so se mi spiego, se voi vedete profondamente la realtà, siete molto marginali nella società. Perché la società non può sopportare tanta realtà. Poiché le persone hanno bisogno di auto-ingannarsi per continuare a vivere. Il problema della società è che non può rivelare così tanti autoinganni. Il mistico si che ne ha bisogno se vuole contattare la divinità. Il mistico ha bisogno di liberarsi dei sistemi di autoinganno, almeno dei propri, può vedere gli inganni della società, ma i propri sono quelli che devono essere rimossi, altrimenti non c'è modo di connettersi. Quindi il lavoro è liberarsi dagli autoinganni. Qual è la radice dell'autoinganno? La mente, perché la mente è progettata per il sistema dell'autoinganno, per la sopravvivenza. Di conseguenza, la mente umana fa in modo di partecipare a tutti gli autoinganni per non essere escluso dal sistema. Quindi il problema del mistico è che deve vivere una doppia vita. È così connesso all'essenza che percepisce il mondo come se fosse tutta una menzogna, ed è tutta una menzogna, ma deve vivere come se fosse tutto vero. Pertanto, la vita del mistico è complicatissima perché deve vivere consapevolmente una menzogna e deve vivere dentro di sé una verità che non può essere condivisa con nessuno."
Mario Sabán, Dottore in Filosofia, Antropologia, Psicologia, Storia, Teologia e Matematica Applicata. Insegnante di Kabbalah.
Perché le persone, e in particolare un Costellatore, dovrebbero occuparsi della menzogna, della falsità, della verità e dell’autenticità ?
Riflessioni e i risultati delle nostre (Christina e Silvio) ricerche
Incipit
Desideriamo condividere un esercizio di riflessione, in merito ad un tema importante per ogni Costellatore e persona che desideri - a nostro avviso - condurre un cammino di crescita e consapevolezza.
Un tema diffusamente sottaciuto oggigiorno è come “la menzogna possa essere uno strumento evolutivo della consapevolezza e dell’essere”.
Ci permettiamo di appoggiarci alle affermazioni e le tesi di Mario Sabán e di seguire brevemente il suo pensiero, applicandolo alla realtà del Costellatore.
Pare che gli esseri umani abbiano più problemi, uno di questi è il non riuscire a sopportare troppa verità, pur ricercandone l’essenza.
Appare consolidato ritenere che il sistema mentale dell’essere umano abbia bisogno di sicurezze e certezze (credenze e convinzioni sono diffuse).
In questo contesto il Costellatore, anche quello Spirituale mettendosi al servizio della verità, rischia di essere dissociato dalla società. I sistemi sociali infatti vivono di false sicurezze, mezze verità e menzogne.
Il Costellatore è, alla sorta di un mistico, considerato un pazzo nella società, mentre è la società ad essere pazza. Se vediamo profondamente la realtà, i Costellatori sono molto marginali nella società. La società infatti non può sopportare tanta realtà.
Le persone hanno bisogno di auto-ingannarsi e quindi di mentire per continuare a vivere.
Il Costellatore, nel suo percorso evolutivo, ha forse bisogno di liberarsi dai sistemi di autoinganno, almeno dei propri, vedendo anche gli inganni negli altri sistemi e persone che incontra, compresa la società nel suo insieme, come sistema di sistemi?
Un lavoro sugli autoinganni ci pare importante al fine di rimuoverli, pena la disconnessione con il Campo e i mondi delle energie sottili.
Riteniamo che ogni Costellatore dovrebbe lavorare sulla menzogna per liberarsi dai propri autoinganni.
Qual è la radice dell'autoinganno?
La mente, l’Ego che mente, è progettata per il sistema dell'autoinganno, per la sopravvivenza; potrebbe essere l’estrema sintesi di don Juan di Carlos Castaneda.
È l'ego che, per difendere la propria identità e per mantenere un senso di sicurezza, può ricorrere all'autoinganno. La menzogna diventa così un rifugio psicologico quando la verità appare troppo minacciosa da sopportare. Da qui lasciamo le orme tracciate da Sabán.
Se l'autoinganno è una protezione dell'Ego, allora il lavoro interiore non consiste nel combattere l'ego, ma nel renderlo sufficientemente sicuro da poter rinunciare, poco alla volta, alla menzogna.
Le persone, spesso inconsapevolmente, partecipano a tutti gli autoinganni possibili, in primis, per non essere esclusi dai sistemi sociali a cui appartengono. Il tema centrale per il Costellatore è il rischio di vivere una doppia vita: una connessa all'essenza che percepisce il mondo come se fosse tutta una menzogna, e l’altra nel vivere come se fosse tutto vero.
Possiamo testimoniare che la vita del Costellatore è complicata, anche nelle relazioni tra Costellatori, così difficili, anche perché deve vivere consapevolmente una menzogna e deve vivere - al contempo - dentro di sé una verità che può essere condivisa con pochi.
Questa ricerca e questo esercizio li condividiamo facendo presente al lettore alcuni incipit prodromici alla lettura:
I) la verità totale non è a nostra portata;
II) tutto ciò che appartiene alla Vita ha un senso, almeno uno, anche quando non lo vediamo o lo riconosciamo; noi riteniamo che nelle esperienze che la Vita ci propone vi siano almeno tre livelli di significato:
a) livello fisico, quello del corpo, alias la concretezza,
b) livello dell’anima quello delle emozioni e sentimenti, alias le percezioni,
c) livello dello Spirito, quello delle energie sottili, alias le trasmutazioni;
III) la nostra ricerca ha l’intento di condividere una traccia, certamente perfezionabile, ampliabile e approfondibile.
IV) infine, non per ultimo, l’intento non è di fare la morale o essere moralisti, come diceva Bert: ad un Costellatore non si addice!
Premesse
Siamo convinti che la propensione a mentire e a ingannare sia profondamente radicata negli esseri umani e che alla radice di ogni irretimento possano esservi una o più menzogne o fatti celati o nascosti per pudore, inimicizia, per paura, per vergogna.
In ultima analisi una Costellazione va a svelare una verità celata, rendendola manifesta a chi è in grado o può vederla e trarne le dovute conseguenze.
Quando pensiamo alla menzogna, ci viene in mente - tra le tante metafore a cui potremmo attingere - Pinocchio.
Siamo convinti che la menzogna sia un precursore dell’irretimento, un archetipo di cui l’essere umano deve fare esperienza, come viatico del suo percorso di iniziazione ed evoluzione.
In questa direzione ci sorgono dal profondo varie domande, tra cui:
- la menzogna è una componente stabile della natura umana?
- possiamo considerare le nostre diverse maschere come delle menzogne?
- la persona (e il Costellatore) per evolvere ha bisogno dell’esperienza della menzogna e della menzogna smascherata?
Con questa nostra piccola ricerca vorremmo approfondire tale argomento in una forma più interrogativa verso noi stessi e verso chi vorrà contribuire per continuare a riflettere, che assertiva o enunciatrice di un teorema.
La natura umana
Pinocchio incarna lo stereotipo del bugiardo, del facilone e del credulone. Il naso del burattino di legno lo conferma allungandosi ad ogni sua menzogna. Pinocchio non dipinge ognuno di noi? Almeno in una parte della nostra vita? Non siamo forse delle marionette, come Pinocchio?
In questo contesto noi tutti facciamo esperienza della menzogna come un tratto tipico della nostra imperfezione e - quando ce ne accorgiamo e cambiamo rotta - del processo di maturazione e di crescita.
Pinocchio rispecchia - tale ne è la fama in molte culture - una debolezza che appartiene a tutti noi. Il naso che si allunga è il simbolo del tradimento della verità e della debolezza morale, almeno in occidente!
Pinocchio diventerà un bambino in carne e ossa soltanto quando - imparate le lezioni della vita - riconosce i propri errori e sceglie l’onestà e l’autenticità come atto consapevole di discernimento.
Avremmo potuto attingere anche da altre tradizioni come “l’angioletto buono” e “l’angioletto cattivo”, essendo Dio fautore della verità e il Diavolo dilagando nella menzogna, ma il rischio di entrare in disquisizioni teologico/filosofiche era elevato, abbiamo quindi prediletto una traccia fenomenologica, esperienziale e sociale di approccio.
Che cos’è la menzogna?
Una menzogna è una falsità pronunciata consapevolmente o anche soprapensiero. Chi parla sa quale sia la verità, ma dice qualcosa di diverso. Il bugiardo può avere diverse intenzioni nel farlo: lo fa in ogni caso con l’intenzione che l’altro creda a quello che sta raccontando: una falsità. Chi mente conosce la verità e vuole deliberatamente o parzialmente inconsapevolmente celare la verità e ingannare l’altro. La menzogna può essere espressa a parole, per iscritto oppure attraverso il linguaggio del corpo (anche se quest’ultimo non regge nel tempo e i segnali gestuali sia del viso che del corpo ci consentono feedback interessanti).
Mentire in questo scritto significa farlo consapevolmente (o parzialmente consapevoli) non dicendo od omettendo la verità – o non dicendola tutta – raccontando qualcos’altro. La scelta può essere consapevole o parzialmente consapevole, tale modalità porta a non dire la verità e, al suo posto, inventare qualcosa, affermando il falso.
Parliamo di persone parzialmente consapevoli, quando sono alterate, da fattori esogeni come psicofarmaci, droghe o alcool, o endogeni come consapevolezza parziale o in uno stato shock emotivo o da convinzioni limitanti ripetitive.
Menzogna, falsità, autenticità
Come sopra accennato una menzogna è un’affermazione consapevole con cui viene detto il falso, in sintesi viene detta una bugia. Un errore non è una menzogna. L’ignoranza non è una menzogna. L’autoinganno non è necessariamente una menzogna, a patto che non siamo noi ad alimentarlo (in modo consapevole o inconsapevole). La fantasia non è una menzogna. Il silenzio e il tacere qualcosa non sono necessariamente una menzogna.
Possiamo ritenere che una falsità, non sia una menzogna tal quale, ma un’affermazione non vera, che può nascere da un errore o da una credenza o da un autoinganno non volontario. Non tutte le falsità sono necessariamente una menzogna.
Menzogna e falsità sono diametralmente opposte all’autenticità. Questa è una qualità dell’essere umano frutto di un atto consapevole, di onestà interiore, di discernimento che ci consente di dire ciò che si pensa realmente. In questa modalità, ciò che si dice corrisponde ai pensieri autentici di chi parla. Si può allora parlare di autenticità interiore. L’autenticità interiore è frutto di riflessione e di scelta non di spontaneità!
Il bugiardo è un archetipo dell’essere umano?
Sì! riteniamo che il bugiardo sia un archetipo centrale dell’essere umano. Rappresenta la capacità umana di ingannare, mentire e perpetrare nel farlo. Come un film, bisogna essere dei bravi attori, alla lunga tutti possono diventarlo, c’è chi è più predisposto e chi meno. Ma l’allenamento, il contesto e le esperienze giocano un ruolo fondamentale. La bugia è profondamente radicata nella nostra evoluzione, nella nostra cultura e nella storia. Il bugiardo è un stereotipo culturale, appartiene ad un sistema, è una fetta della natura. L’inganno è - a volte - una strategia di sopravvivenza sia nel regno animale che in quello umano. È anche una raffigurazione culturale: il jolly nelle carte o il trickster o l’imbroglione compare in tutte le mitologie e le narrazioni.
Perché gli esseri umani mentono?
Le motivazioni sono molteplici, a volte come accennato nell’incipit si possono manifestare forme patologiche o croniche di auto-inganno, come per il cleptomane. Cerchiamo di individuare i tratti salienti delle motivazioni e le comodity nell’essere bugiardo. Si è bugiardi per:
- egoismo: vogliamo mettere al centro noi stessi e ottenere un vantaggio per noi stessi o evitare una condanna o una punizione;
- educazione o compassione: vogliamo proteggere o consolare altre persone, attenuando il dolore che la verità apporta;
- amore della pace: non vogliono mettere in pericolo la convivenza all’interno di una relazione o di un gruppo, cercando di renderla più facile e sperando, più piacevole.
La menzogna a fin di bene
Una menzogna pronunciata intenzionalmente in una situazione di (presunta) necessità o per cortesia è una falsità, in questo caso è una “bugia a fin di bene”. Il suo scopo principale non è ottenere egoisticamente un vantaggio per sé, ma evitare un danno o proteggere i sentimenti altrui.
“La bugia a fin di bene” ha alcune caratteristiche che cerchiamo di evidenziare:
- buona intenzione: vuole preservare l’armonia o evitare di ferire;
- danno limitato: nella maggior parte dei casi la falsità non arreca un danno alla persona ingannata;
- collante sociale: facilita – almeno apparentemente – la convivenza quotidiana tra le persone.
Quando esercitiamo la “bugia a fin di bene”? Facciamo qualche esempio chiarificatore:
- nei complimenti: definire un regalo «bellissimo», anche se non piace.
- nelle scuse: rifiutare un invito dicendo di «avere già un altro impegno», invece di dire che non si è nelle condizioni di accettarlo, per voglia o preferenza;
- per proteggere: consolare qualcuno che si trova in una situazione difficile, presentando la situazione come meno grave di quanto sia.
Fake News
Non sono un’invenzione attuale, molti libri di storia ne sono intrisi e ce lo ricordano numerosi storici. La caratteristica delle fake news è di essere “verosimili”, un mix tra storia inventata o deformata e menzogna. La loro pericolosità è maggiore, perché difficilmente smascherabili, rafforzando in modo pericoloso la confusione nella mente delle persone. In sostanza sono menzogne e informazioni false diffuse consapevolmente, ripetutamente e con secondi o terzi scopi. Si presentano come notizie autentiche, ma perseguono l’obiettivo di ingannare.
Le Fake News hanno alcune caratteristiche:
- piena intenzionalità: chi le crea sa che le proprie affermazioni non corrispondono alla realtà;
- inganno: c’è qualcuno che vuole raggirare le persone e orientarne le opinioni;
- far leva sulle emozioni: sfruttando rabbia o paura per far si che le menzogne si diffondano rapidamente;
- essere manipolatrici: sono qualcosa di più subdolo e strutturato di una semplice menzogna; non sono solo invenzioni, ma contengono mezze verità o immagini autentiche collocate in un contesto falso, o ancor più malevolmente con l’AI si possono creare immagini, filmati e registrazioni audio completamente artefatte nei contenuti, ma identiche nel timbro e nell’osservazione ad una prima visione.
La menzogna è innata nell’essere umano?
Gli antropologi ci insegnano che le storie attorno al fuoco hanno contraddistinto e caratterizzato tutte le tradizioni umane fin dalla notte dei tempi. Il raccontare storie e inventare storie potremmo sostenere che sia l’archetipo entro cui la menzogna e l’autenticità si sono sviluppate. In questo contesto potremmo sostenere che in senso biologico sono «innate» nell’essere umano all’interno di una comunità.
La base biologica: l’autenticità come condizione originaria
Gli esseri umani non nascono né ingannatori né autenticamente veritieri, il contesto sociale, storico culturale, ha prediletto alcuni in certe fasi storiche e altri in periodi diversi o comunità diverse che si contendevano un territorio, un'idea o una tradizione.
Pedagogicamente possiamo riconoscere che nei primi anni di vita, i bambini sono naturalmente sinceri («la bocca dei bambini dice la verità») se vivono in un contesto di “normalità”, senza pressioni o angustie di qualche genere.
Anche ai bambini piccoli capita di raccontare o dire qualcosa di non vero, ciò è dovuto alla loro fervida fantasia, al cosiddetto «pensiero magico». Il contesto è spesso legato a ciò che loro vedono o sentono, a volte non sono ancora in grado di distinguere tra desiderio e realtà.
Nel crescere accade qualcosa e le strategie cambiano, cambiano gli atteggiamenti e mentire, dunque, si deve imparare: è una capacità cognitiva e sociale.
Oggi molti più strumenti e artifizi inducono a credere che ciò che si vede sia reale e vero, le nuove tecnologie e le ricerche addotte ne sono prova, i più o meno recenti studi sugli algoritmi informatici applicati ai social, ne sconsigliano l’uso non solo ai bambini.
Possiamo in un certo qual modo sostenere che la menzogna consapevole non è innata, ma una capacità mentale complessa che viene assorbita e appresa. Un bambino è in grado di mentire consapevolmente soltanto a partire dai tre o quattro anni circa.
Cosa ci dicono le ricerche e le osservazioni
Molte analisi portano a considerare che è innato il potenziale per entrambe le cose: verità e menzogna. La storia popolare e sociale delle comunità portano a considerare che la cooperazione sociale ci ha fatto evolvere fondamentalmente inclini alla verità e alla sua ricerca, anche se gli strumenti della menzogna sono sempre più potenti e pervasivi. Va altresì considerato che essendo l’essere umano tendenzialmente sociale, la capacità di ingannare è presente anche come strumento persuasivo, evolutivo, utile a evitare conflitti, a proteggerci o a rafforzare i legami sociali per esempio attraverso la cortesia o stratificare politiche di convinzione di massa.
La menzogna è antica quanto l’umanità?
Ci azzardiamo ad affermare che mentire sia un comportamento che fa parte della storia e della psicologia umana da sempre. Che ci crediamo o meno, in tutti i testi sacri c’è il dilemma tra bugia e verità: la bugia del serpente nel giardino dell’Eden, la risposta di Caino di dove fosse il fratello Abele, libro di Giobbe e così via.
Riteniamo che dal punto di vista evolutivo e storico, la menzogna sia effettivamente antica quanto l’essere umano. La scienza si spinge addirittura oltre: la capacità di ingannare è più antica ancora dell’Homo sapiens. La biologia evolutiva e la psicologia sostengono la tesi attraverso dati quali:
- Evoluzione: la menzogna come «pietra di evoluzione dell’intelligenza»
Nella ricerca evolutiva la menzogna viene spesso considerata un motore dello sviluppo del nostro grande cervello.
Il linguaggio come strumento: gli scienziati ipotizzano che la menzogna sia comparsa quasi contemporaneamente alla nascita del linguaggio umano. Non appena l’essere umano fu in grado di usare le parole per descrivere ciò che era presente o ciò che era assente, cominciò a usarle per manipolare i clan e la possibilità di trovare soluzioni a vie d’uscita incerte o inesistenti. L’invenzione finchè non funziona è una forma di menzogna!
L’«intelligenza machiavellica»: all’interno dei gruppi era utile, ai fini della sopravvivenza, ingannare strategicamente gli altri per procurarsi cibo o partner senza dover combattere fisicamente («mentire costa meno che combattere»). Questo mise in moto una sorta di spirale evolutiva: chi sapeva mentire meglio – e riconoscere meglio le menzogne – aveva maggiori possibilità di sopravvivenza.
- Psicologia: un comportamento profondamente umano
Dal punto di vista psicologico, mentire non è una disfunzione, ma una componente stabile della natura e della cognizione umana.
Come mostrano alcune documentazioni, gli adulti mentono in media diverse volte al giorno. La psicologia mostra che una sana convivenza sociale potrebbe entrare in crisi senza falsità tattiche, come le già citate “bugie a fin di bene”, perché un’onestà radicale può dividere le coppie, le amicizie, i gruppi.
- L’inganno nel regno animale
Il fatto che la capacità di ingannare sia profondamente radicata nella natura si vede anche dal fatto che la dissimulazione e l’inganno sono presenti anche nel regno animale e vegetale. Alcuni insetti, i sirfidi, per esempio, sono sopravvissuti grazie alle loro livree simili alle vespe, e quindi meno attaccati dai predatori. Gli scimpanzé ingannano consapevolmente i propri simili, nascondendo il cibo o lanciando falsi richiami d’allarme per allontanare i concorrenti. Alcuni animali (sia insetti che mammiferi) di fronte ad un attacco di un predatore si fingono morti per non essere predati e aumentare le loro possibilità di sopravvivenza. Nel regno vegetale alcune orchidee hanno dei fiori che fingono di essere insetti, per essere impollinate, o alcune piante simbiontiche hanno sviluppato forme simili alla pianta ospite per non essere facile preda di erbivori affamati, numerosi altri esempi si possono trovare in natura. Ciò ci induce a pensare che nell’essere umano questo comportamento si è semplicemente perfezionato grazie allo sviluppo del cervello.
Che cosa hanno da dirci le grandi scuole di pensiero sulla menzogna?
Per pensatori come gli stoici, ma anche per Immanuel Kant, la menzogna è un segno di irrazionalità e una rottura con la natura, contraddicendo la virtù della veridicità. Essa danneggia la comunità e il carattere della persona, poiché l’uomo, in quanto essere dotato di ragione, è chiamato a vivere in armonia con la verità, è chiamato a tendere alla verità. Le menzogne generano tensioni interiori e paure, tra cui quella di essere scoperti, per tale motivo mette a rischio la pace interiore.
La verità è faticosa, ma è la via verso la vera pace.
Che cosa ci dicono le grandi religioni sulla menzogna?
Nelle diverse tradizioni religiose esistono vari riferimenti circa il tema della verità e della menzogna, facciamo un rapido elenco.
Nell’Ebraismo e Cristianesimo sono numerose le fonti bibliche, tra cui:
- Esodo 20,16: "Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo" (ottavo/nono comandamento del Decalogo).
- Levitico 19,11; Proverbi 12,22; Salmo 8,3, passi veterotestamentari sulla veridicità.
- Vangelo di Giovanni 18,37-38, il dialogo tra Gesù e Pilato sulla verità ("Che cos'è la verità?").
- Matteo 12,36-37; 6,33, sul rendere conto di ogni parola.
Nella teologia patristica e scolastica:
- Agostino d'Ippona, De mendacio (395 d.C.) e Contra mendacium (420-421 d.C.), qui Agostino definisce la menzogna come "enunciazione falsa proferita intenzionalmente allo scopo di ingannare" e individua otto specie di menzogna in ordine decrescente di gravità, rigettando la legittimità delle "menzogne compensative" (anche quelle utili a salvare una vita), poiché per lui ogni menzogna è un male che danneggia anzitutto l'anima di chi la pronuncia.
- Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q. 110 che rafforza la posizione agostiniana sulla natura peccaminosa della menzogna.
- Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2464-2513 (commento all'ottavo comandamento) in cui "le offese alla verità esprimono con parole o azioni un rifiuto di impegnarsi nella rettitudine morale; sono infedeltà fondamentali a Dio e minano i fondamenti dell'alleanza" (CCC, 2464).
Anche nell’Islam il tema è diffusamente affrontato:
- Corano, in particolare Sura 16:106 e Sura 3:28, nei versetti relativi alla dissimulazione lecita in condizioni di pericolo (taqiyya) e alle relazioni con i non credenti.
- Momen, Moojan (1985), An Introduction to Shi'i Islam, Yale University Press, in riferimento accademico sulla dottrina della taqiyya nell'islam sciita.
Nel Buddhismo troviamo riferimenti in:
- Majjhima Nikāya (MN 141), L'analisi delle Verità, "E cos'è la Retta Parola? Astenersi dalla menzogna, dal discorso divisivo, dal discorso offensivo, e dal chiacchiericcio ozioso."
- nel quarto dei Cinque Precetti (Pañcasīla): musāvādā veramaṇī sikkhāpadaṃ samādiyāmi, tradotto "mi asterrò da parole menzognere".
- Nyunt Wai, Maurice (2002), Pañcasila and Catholic Moral Teaching: Moral Principles as Expression of Spiritual Experience in Theravada Buddhism and Christianity, Gregorian Biblical BookShop, in cui si trova un confronto sistematico tra il quarto precetto buddhista e l'insegnamento morale cattolico, utile per un'analisi comparata.
- nell'Ottuplice Sentiero e la "Retta Parola" (sammā-vācā), che include l'astensione da musāvāda (menzogna), pisunavācā (discorso divisivo), pharusavācā (linguaggio aspro) e samphappalāpa (chiacchiericcio vano).
Nella visione induista/vedica ci sono riferimenti in:
- Manusmṛti (Le leggi di Manu), IV, 138: "Si deve dire ciò che è vero, e si deve dire ciò che è gradito; non si deve dire ciò che è vero ma sgradevole, né si deve dire ciò che è gradevole ma falso: questa è la legge eterna." (trad. it. in Manu, Le leggi di Manu, a cura di F. Sferra, Mondadori, Milano 2010.
- Mahābhārata, XII, 162, 4, nel passo in cui si riferisce alla verità (satya) indicata come legge imperitura.
- Bhagavadgītā (parte del VI parvan del Mahābhārata), testo sacro vishnuita/krishnaita circa i doveri morali (dharma) e sulla veridicità come componente della condotta retta (databile tra V sec. a.C. e II sec. d.C.).
La menzogna primordiale
A questo punto osiamo addentrarci nella menzogna primordiale, cioè sull’origine della querstione. Il mito viene in nostro aiuto. Nel giardino dell’Eden incontriamo il serpente con la sua domanda fatale e astuta: "È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?"
Con questa domanda il serpente voleva seminare il dubbio riguardo al comandamento di Dio. Alla risposta di Eva segue la menzogna, la mezza verità del serpente: «Non morirete affatto; sarete come Dio e conoscerete il bene e il male».
Con questo, il destino di Eva, di Adamo e di tutti i loro discendenti è stato segnato: mangiano dall’albero della conoscenza del bene e del male, perdendo così la loro inconsapevolezza e la loro innocenza. Di seguito vengono cacciati dal Paradiso, nel quale vivevano nella gioia e nell’unità eterna con l’UNO, felici e … inconsapevoli. Ora, espulsi, i due si trovarono nella dura e crudele realtà della dualità, nella separazione, scissi nel dubbio costante. Da quel momento, riconoscersi nudi, sperimentarono il permanente dover decidere tra bene e male, tra veritá e menzogna. Da quel momento sperimentarono l'esclusione e la dolorosa divisione dal Tutto e lontani dall'UNO.
Dopo l'espulsione, Adamo ed Eva dovettero adattarsi a coltivare faticosamente i campi per procurarsi il cibo. E soprattutto divennero mortali. Da ora in poi loro vagavano affaticati nel mondo con il permanente desiderio di tornare nell'Eden.
Ma chi vuole tornare nel giardino trova l’ingresso custodito da potenti esseri di luce: i Cherubini con spade fiammeggianti. Per poter passare questa soglia, questo posto di blocco uno deve aver riconquistato l’innocenza, aver superato la dualità e ritrovato consapevolmente l’unità con il Tutto e con l’UNO, e con essa la gioia divenuta consapevole.
Riteniamo che la nostra sottomissione alla dualità e la nostra dipendenza da essa, con tutte le sue conseguenze, siano profondamente connesse alla menzogna, alla bugia e all’inganno.
Sono menzogna, bugia e inganno che creano separazione e divisione sia dalla verità sia gli uni dagli altri, e ovviamente dall’UNO.
Azzardiamo convinti e coraggiosi l’affermazione che sarebbe possibile superare il dualismo – e con esso forse anche l’inganno e la menzogna – se riuscissimo a comprendere in modo radicale e completo che in realtà non esiste alcuna separazione né tra gli esseri né tra materia e spirito, e tanto meno dall’UNO.
Chi si sente e sa di essere intimamente connesso con tutti, con tutto, con il Tutto e con l’UNO, è meno incline a indurre la separazione o divisione attraverso la menzogna.
Allontanandoci dal mito biblico della Genesi e passiamo a una nostra personale cosmologia metafisica permettendoci di constatare che:
- l’intero Universo è energia e frequenza di origine Divina,
- tutto e tutti, incluso noi siamo un idea dell’UNO,
- tutto e tutti siamo stati pensati e voluti dall’UNO,
- L’UNO, in quanto indivisibile è "impossibilitato" a creare,
- l’UNO ha chiamato all’esistenza il Dio Creatore,
- Dio Creatore è stato “abilitato” al fine di creare, autorizzato dall’UNO alla qualità della DIVISIONE,
- dalla divisione è nata la dualità e quindi la realtà del DUE,
- l’unione dell’UNo e del DUE crea la Terzietà: il TRE,
- da quell'istante l’intera creazione è diventata duale e soggetta alla dualità,
- Noi siamo stati creati, generati dal Dio Creatore, nostro Padre nei cieli, su somiglianza sua, solo su di noi esseri umani é stata soffiata l'essenza Divina, il Creato, inclusi noi, siamo stati dotati di creatività e siamo diventati co-creatori, incaricati di procreare la Vita.
Ci permettiamo delle domande conclusive:
La nostra creatività potrebbe forse aiutarci a superare la divisione e la separazione, ricordandoci l’unione con tutto, rimembrandoci la nostra provenienza Divina e di seguito poter superare la menzogna prediligendo l’onestá?
La nostra discendenza Divina a sua volta potrebbe forse aiutarci a ritrovare la via di ritorno verso l’Eden?
Come mai abbiamo imparato a preferire l’onestà?
Scegliere l’onestà e l’autenticità è un vero e proprio allenamento mentale e comportamentale, che deve iniziare dal contesto e dalle esperienze familiari. Richiede coraggio, perché la verità, nel breve periodo, è spesso più scomoda di una menzogna.
- essere onesti non significa essere crudeli; si può dire la verità con empatia e rispetto, scegliendo così una verità gentile.
- si va a dormire senza il peso di segreti o maschere da mantenere e si protegge così la propria pace interiore. È così che si è scelto nelle nostre famiglie e nella relazione di coppia.
- costruire relazioni autentiche: l’onestà avvicina le persone che ti apprezzano per ciò che sei veramente.
Che fare? Come praticare una maggiore onestà?
- interrogarsi sulle proprie motivazioni: riconoscere perché si mente, per esempio per paura del rifiuto o del conflitto.
- visualizzare i vantaggi: rendersi conto che la verità costruisce fiducia autentica e relazioni più profonde.
- cominciare dalle piccole cose: esercitarsi a dire la verità assoluta nelle domande quotidiane e insignificanti, senza inventare scuse.
- prendersi una pausa: davanti a una domanda scomoda, fare un respiro prima di rispondere, per non mentire d’impulso.
- accettare le conseguenze: avere il coraggio di ammettere i propri errori invece di coprirli con delle scuse.
- esercitare la diplomazia: imparare a esprimere la verità con eleganza, gentilezza e rispetto, ma anche con chiarezza.
- auto-riflessione: la sera, in silenzio, valutare i momenti della giornata in cui non si è stati sinceri.
Le maschere che abitiamo?
In un contesto che ci porta a vivere spesso in mondi separati: quello del lavoro, delle relazioni e amicizie, del volontariato, dello sport, della relazione con il partner, o delle relazioni con i figli, siamo realmente equanimi? Diamo cioè un peso consapevole a tutte queste situazioni o le subiamo e nel subirle ci affidiamo ad una maschera che ci tranquillizza, protegge, rassicura, ma che inesorabilmente falsifica noi stessi?
Le maschere che portiamo sono delle menzogne! Ciascuna porta il volto che vuole ingannare, che cerca di ingannare chi ha di fronte. La maschera nasconde la verità, il vero volto.
Qui, l’equilibrio è l’autenticità interiore, la corrispondenza tra ciò che è dentro e ciò che appare fuori.
Le zone grigie tra menzogna e integrità
Tra la menzogna consapevole e la veridicità esistono molte sfumature. Non ogni falsità è una menzogna, non ogni maschera nasce da una cattiva intenzione e non ogni verità pronunciata scaturisce da un cuore autentico. Anche il silenzio ha questa prerogativa: può essere forma di assenso o di diniego, di omertà o condivisione. Tra la menzogna e la veridicità esistono delle zone grigie.
A volte il confine tra menzogna e veridicità non è così netto e la linea di demarcazione si fa sottile. Tra le due si collocano le falsità, l’inautenticità, la maschera, ma anche l’onestà, la rettitudine e l’integrità del cuore. Una persona può dire la verità e tuttavia non essere autentica. Può tacere senza mentire. Può indossare una maschera senza voler consapevolmente ingannare l’altro. E può ingannare se stessa senza rendersene conto.
Una persona può dire formalmente la verità e tuttavia non essere retta. Può usare la verità per ferire, manipolare, innalzarsi al di sopra degli altri o mettere qualcuno in trappola. Al contrario, può non dire tutto ciò che pensa senza per questo essere una bugiarda.
Ci piace pensare che la veridicità inizia dove termina l’errore volontario o involontario grazie ad un atto di consapevolezza e discernimento, questo stato elimina ogni contraddizione tra tutto ciò che è dentro e tutto ciò che appare fuori.
L'occultamento deliberato della verità viene spesso definito omissione, ritardo, o, nel linguaggio comune, “bugia bianca” o “bugia indiretta”. Il fatto che si tratti o meno di una bugia dipende dall’intenzione e dalla situazione.
Motivi e concetti della bugia per omissione:
- pur non dicendo nulla di falso, si omettono fatti importanti per dare un’impressione errata.
- inganno: l’obiettivo è quello di fuorviare l’interlocutore senza mentire attivamente.
- bugia pietosa: l’omissione serve a proteggere qualcuno da un danno o da una sofferenza.
- riservatezza: il non divulgare informazioni è consentito o richiesto, ad esempio in virtù di un obbligo professionale.Quando si tratta di una menzogna - conta l’intenzione. Se la persona ha diritto alla verità e si omette l’informazione intenzionalmente per ingannarla, si tratta di una menzogna.
- assenza di obbligo di informazione: se non vi è alcun obbligo o motivo per dire qualcosa, non si tratta di una menzogna.
I volti ironici della menzogna
Ironia, umorismo, sarcasmo e cinismo possono essere a pieno titolo annoverati come volti della menzogna. Infatti da un lato ironia e umorismo possono manifestare verità, mezze verità o forme di menzogna. Dall’altro sarcasmo e cinismo risiedono nettamente nello spazio del non veritiero. In particolar modo il cinismo è un modo di pensare freddo che disprezza i valori, l'altruismo, le emozioni e i sentimenti, il preconcetto è credere che le persone agiscano solo per egoismo, pensare che chi fa beneficenza lo faccia solo per rendersi noti o famosi…
Il confine tra furbi, furbetti e il così fan tutti del Pinocchio che è in noi è a volte sottilissimo: variano solo l'intenzione e l’entità dell'inganno. Il furbo calcola il vantaggio, il furbetto gioca con le regole bonariamente, il Pinocchio rappresenta il gregge che si mente da solo finendo poi per smascherarsi ed accorgersi dell’autoinganno.
Questi atteggiamenti abitano nello stesso spazio della nostra coscienza. Una piccola debolezza o un bisogno di protezione sono sufficienti per trasformare una furbizia innocente in una bugia vera e propria. Il passo è breve perché ogni maschera che indossiamo richiede altre bugie per reggere, proprio come il naso di Pinocchio che cresce a ogni parola falsa.
La Fata Turchina che ripetutamente spiega al burattino che le bugie si riconoscono perché ne esistono di due tipi: quelle con le "gambe corte" e quelle con il "naso lungo".
Il Costellatore non sostituisce la Fata Turchina!
Mentre la Fata Turchina è una "mammina" protettiva che risolve i problemi togliendo Pinocchio dai guai, il Costellatore sa stare al suo posto e ha esperienza che nessuno verrà a salvarci! Il suo compito è far emergere senza intento, senza giudizio e senza amore che chiede qualcosa ciò che è, nulla di più, quindi senza sforzarsi o forzare. Sostituisce la magia con l'auto-educazione e la responsabilità personale sua, del cliente e dei rappresentanti, nonchè del gruppo.
Ogni Costellazione, specie quella Spirituale trasforma la realtà che ci circonda e il Costellatore, come la Fata Turchina, ha come autoconsapevolezza, cioè la capacità di guardarci allo specchio, sorridere delle nostre stesse "furbate" e rimetterci in carreggiata da soli, usando la testa e non la magia.
Una delle doti, forse la principale, di un Costellatore è l'onestà intellettuale che ci permette di riconoscere le bugie non perché il naso si allunga fisicamente, ma perché sentiamo l'irretimento tra ciò che viviamo, diciamo e pensiamo e ciò che è vero e che emerge dal sistema.
Chi dice cosa?
La persona menzognera dice: so che le cose stanno diversamente e dico consapevolmente qualcosa di falso per ingannare.
Chi dice il falso sa che: quello che dice non corrisponde alla realtà, anche se può farlo senza intenzione di ingannare.
La persona falsa dice: so di essere ipocrita, disonesto e falso. Mostro un volto gentile, ma non lo penso davvero. Parlo alle spalle in modo diverso da come parlo a una persona quando me la trovo davanti (doppiezza). Si parla allora di una persona falsa, di cui non ci si può fidare. È un tipologia di personalità molto diffusa. Il suo opposto è l’onestà e la sincerità.
La persona scaltra dice: sono astuto, subdolo e malizioso; il mio strumento è l’insidia. Una persona scaltra è molto intelligente e agisce nell’ombra, pianificando in segreto. Usa deliberatamente la menzogna a proprio vantaggio e procede in modo calcolato. Il suo opposto è l’apertura, la linearità, la correttezza.
La persona non autentica dice: Il mio modo di apparire all’esterno non corrisponde a ciò che sono interiormente. Recito un ruolo, indosso una maschera.
L’autenticità interiore chiede: di mostrare all’esterno ciò che corrisponde interiormente.
La persona retta dice: mi impegno a non ingannare né me stesso né nessun altro; mi assumo la piena responsabilità di ciò che penso, di ciò che dico e di ciò che faccio.
La rettitudine chiede: un agire e un parlare coerenti e onesti.
L’integrità del cuore è ancora più esigente, chiede più profondità: da quale spirito nascono il mio agire, il mio parlare e il mio pensare?
L’integrità del cuore è una dimensione interiore ed etica. Qui non si tratta più soltanto di dire o non dire la verità, ma di chiedersi da dove nasce la verità che penso, che pronuncio, che opero?
Di ciò che facciamo del nostro potenziale siamo responsabili!
Accenni di conclusioni
Sembra dunque che la storia dell’umanità sia del tutto inconcepibile senza la storia della menzogna. Ma possiamo fermarci qui?
Molto ci sarebbe ancora da scrivere e dire circa la menzogna, come per esempio la connessione con la scala dell’idiozia di G.I. Gurdjieff, ma lasciamo al lettore la possibilità di addentrarvisi.
La capacità di ingannare è evidentemente profondamente radicata nella nostra natura umana. Questo la spiega, forse in alcune circostanze la rende persino comprensibile, ma non assolve né giustifica il bugiardo.
Siamo tutti potenziali bugiardi, così come siamo potenziali ladri e assassini. Anche se non siamo né obbligati né costretti a dare spazio a questo potenziale. Al contrario, in quanto esseri dotati di ragione e di coscienza, siamo chiamati a non assecondare queste possibilità e a superarle. Di ciò che facciamo del nostro potenziale siamo responsabili.
L’esempio di Pinocchio lo illustra al meglio della comprensione umana: diventare bambini in carne e ossa, e quindi adulti, dopo aver imparato a riconoscere i propri errori e a scegliere l’onestà, la rettitudine e l’autenticità.
Forse è proprio questo il compito essenziale:
non fingere di essere incapaci di mentire,
ma scegliere, ogni volta, la verità.
Christina & Silvio Agosto.2026
La menzogna: riferimenti bibliografici
- La base biologica: l'autenticità come condizione originaria
Sulla capacità di mentire come competenza appresa (età 3-4 anni)
- Lee, K., "Little liars: Development of verbal deception in children", Child Development Perspectives, 7(2), 2013, pp. 91-96.
Sulla teoria della mente come base cognitiva della menzogna
- Paul Elckman nel libro “I volti della menzogna”, Ed. varie.
- Leslie, A. M., contributi sullo sviluppo della teoria della mente nel bambino e sulla sua natura innata ma progressivamente sviluppata attraverso l'esperienza sociale.
- Baron-Cohen, S., contributi sulla teoria della mente e sui disturbi dello spettro autistico.
- Astington, J. W., La comprensione della mente, Astrolabio, Roma 2003 (ed. orig. The Child's Discovery of the Mind, 1993).
Sul "pensiero magico" e la fantasia infantile
- Piaget, J., La rappresentazione del mondo nel fanciullo, Bollati Boringhieri, Torino 1966 (ed. orig. La représentation du monde chez l'enfant, 1926).
Sugli algoritmi social e i rischi per i minori
- Parlamento Europeo, L'influenza dei social media sullo sviluppo dei bambini e degli adolescenti, EPRS - Servizio Ricerca del Parlamento europeo, 2023.
- Evoluzione: la menzogna come "pietra di evoluzione dell'intelligenza"
Sull'intelligenza machiavellica e l'evoluzione del cervello sociale
- Byrne, R. W., Whiten, A. (a cura di), Machiavellian Intelligence: Social Expertise and the Evolution of Intellect in Monkeys, Apes, and Humans, Oxford University Press, Oxford 1988.
- de Waal, F., Chimpanzee Politics: Power and Sex among Apes, Jonathan Cape, London 1982 (opera che ha anticipato concettualmente la nozione di intelligenza machiavellica).
- Dunbar, R., Shultz, S., "Evolution in the Social Brain", Science, 317(5843), 2007, pp. 1344-1347.
- Cheney, D., Seyfarth, R., Baboon Metaphysics: The Evolution of a Social Mind, University of Chicago Press, Chicago 2007.
Sul linguaggio come strumento di inganno e sulla menzogna tattica nei primati
- Leslie, I., Bugiardi nati. Perché non possiamo vivere senza inganno, Rizzoli, Milano 2012 (ed. orig. Born Liars: Why We Can't Live Without Deceit, 2011).
- Sommer, V., Menzogne. Il tradimento come programma della natura, Longanesi, Milano 2000 (ed. orig. Lob der Lüge, 1992).
- Trivers, R., The Folly of Fools: The Logic of Deceit and Self-Deception in Human Life, Basic Books, New York 2011.
- Byrne, R. W., Whiten, A., "Tactical deception in primates", Behavioral and Brain Sciences, 11(2), 1988, pp. 233-244.
Sul nesso linguaggio-menzogna-controfattualità
- Steiner, G., Dopo Babele. Aspetti del linguaggio e della traduzione, Garzanti, Milano 1994, p. 266 (ed. orig. After Babel: Aspects of Language and Translation, 1975).
- Pranteda, M. A., "Menzogna", in Portinaro, P. P. (a cura di), I concetti del male, Einaudi, Torino 2002, pp. 184-210.
- Psicologia: un comportamento profondamente umano
Sulla frequenza media delle bugie negli adulti
- DePaulo, B. M., Kashy, D. A., Kirkendol, S. E., Wyer, M. M., Epstein, J. A., "Lying in everyday life", Journal of Personality and Social Psychology, 70(5), 1996, pp. 979-995.
- DePaulo, B. M., Kashy, D. A., "Everyday lies in close and casual relationships", Journal of Personality and Social Psychology, 74(1), 1998, pp. 63-79.
- DePaulo, B. M., The Psychology of Lying and Detecting Lies, ed. autopubblicata, 2018.
- Jellison, J., I'm Sorry, I Didn't Mean To, and Other Lies We Love to Tell, Chatham Square Press, New York 1977.
Sul ruolo funzionale delle bugie a fin di bene (white lies)
- Vrij, A., Detecting Lies and Deceit: Pitfalls and Opportunities, Wiley, Chichester 2008.
- Leslie, I., Bugiardi nati. Perché non possiamo vivere senza inganno, Rizzoli, Milano 2012.
- La menzogna nelle religioni
Ebraismo e Cristianesimo
Fonti primarie
- Bibbia di Gerusalemme, Esodo 20,16 (ottavo comandamento del Decalogo).
- Bibbia di Gerusalemme, Levitico 19,11; Proverbi 12,22; Salmo 8,3.
- Bibbia di Gerusalemme, Vangelo secondo Giovanni 8,44; 18,37-38.
- Bibbia di Gerusalemme, Vangelo secondo Matteo 5,34-37; 6,33; 12,36-37.
Teologia patristica e scolastica
- Agostino d'Ippona, De mendacio, 395 d.C., in De mendacio - Contra mendacium, a cura di M. Bettetini, Edizioni Paoline, Milano 1997.
- Agostino d'Ippona, Contra mendacium, 420-421 d.C., in De mendacio - Contra mendacium, a cura di M. Bettetini, Edizioni Paoline, Milano 1997.
- Bettetini, M. (a cura di), De mendacio - Contra mendacium di Agostino d'Ippona, Edizioni Paoline, Milano 1997 (con saggi di C. Natali, "La menzogna nel pensiero greco dai sofisti agli stoici"; G. C. Ceriotti; G. C. Alessio, "Verità e menzogna nella teoria letteraria del Medioevo").
- Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q. 110 ("De vitiis oppositis veritati").
- Catechismo della Chiesa Cattolica, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1992, nn. 2464-2513.
Islam
- Corano, Sura 16:106; Sura 3:28.
- Momen, M., An Introduction to Shi'i Islam, Yale University Press, New Haven 1985, pp. 39, 183.
Buddhismo
- Majjhima Nikāya, MN 141 ("Saccavibhaṅga Sutta - L'analisi delle Verità").
- Pañcasīla (i Cinque Precetti), quarto precetto: musāvādā veramaṇī sikkhāpadaṃ samādiyāmi.
- Nyunt Wai, M., Pañcasila and Catholic Moral Teaching: Moral Principles as Expression of Spiritual Experience in Theravada Buddhism and Christianity, Gregorian Biblical BookShop, Roma 2002, p. 295.
Induismo
Fonti primarie
- Manusmṛti (Le leggi di Manu), IV, 138, in Manu, Le leggi di Manu, a cura di F. Sferra, Mondadori, Milano 2010.
- Mahābhārata, XII, 162, 4.
- Bhagavadgītā (parte del VI parvan del Mahābhārata), databile tra V sec. a.C. e II sec. d.C.
Studi critici
- Jha, G., Manusmriti with the Commentary of Medhātithi, 5 voll., University of Calcutta Press, Calcutta 1920.
- Doniger, W., The Laws of Manu, Penguin, Harmondsworth 1991.






