Fenomenologia del corpo nelle Costellazioni Spirituali- ZOOM sulle LACRIME – II

Le Lacrime: Fisiologia, Biochimica e Funzione Psicologica
Un'analisi scientifica della composizione e delle funzioni del pianto emotivo
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Le lacrime emotive hanno una composizione biochimica unica: contengono ormoni dello stress, neuropeptidi oppioidi e proteine specifiche assenti nelle lacrime riflesse. Il pianto è un meccanismo fisiologico di autoregolazione emotiva, non una debolezza. |
1. Tipologie di Lacrime: Basali, Riflesse ed Emotive
La letteratura scientifica classifica le lacrime in tre categorie principali, distinte per origine, composizione e funzione. Le lacrime basali sono prodotte in modo continuo dalle ghiandole lacrimali per lubrificare e proteggere la superficie oculare. Le lacrime riflesse sono secrete in risposta a stimoli irritanti (fumo, cipolla, corpi estranei) e sono composte prevalentemente da acqua. Le lacrime emotive (o psicogene) insorgono in risposta a stati affettivi intensi e presentano una composizione biochimica significativamente differente dalle altre due tipologie.[1]
2. La Composizione Biochimica delle Lacrime Emotive
Le ricerche pioneristiche di William H. Frey II, biochimico dell'Università del Minnesota, hanno documentato per la prima volta le differenze nella composizione chimica tra lacrime emotive e riflesse. Lo studio del 1981, pubblicato sull'American Journal of Ophthalmology, ha dimostrato che le lacrime emotive contengono concentrazioni significativamente più elevate di specifiche molecole biochimiche tra cui:[1]
- Leu-encefalina (leucina-encefalina): neuropeptide oppioide endogeno con proprietà analgesiche, appartenente alla famiglia delle encefaline. Prodotto naturalmente dall'organismo, si lega ai recettori oppioidi modulando la percezione del dolore fisico ed emotivo.
- Ormone adrenocorticotropo (ACTH): principale indicatore biochimico dello stress, prodotto dall'ipofisi in risposta allo stress psicologico. La sua presenza nelle lacrime emotive supporta l'ipotesi che il pianto faciliti l'eliminazione di sostanze accumulate durante la risposta allo stress.
- Prolattina: ormone ipofisario coinvolto nella regolazione dello stress e nella risposta immunitaria. I livelli di prolattina nelle lacrime emotive sono notevolmente superiori rispetto alle lacrime riflesse, e la sua concentrazione più elevata nelle donne potrebbe contribuire a spiegare la maggiore frequenza del pianto emotivo nel sesso femminile.
- Potassio e manganese: elementi in traccia presenti in concentrazioni più elevate nelle lacrime emotive rispetto alle lacrime basali.
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Nota scientifica: La leu-encefalina è un oppioide endogeno della classe delle encefaline, classificata separatamente dalle endorfine (che derivano dalla pro-opiomelanocortina). Entrambe agiscono sui recettori oppioidi, ma le encefaline hanno un'emivita più breve. Ha un’attività analgesica documentata, paragonabile alla morfina anche se non è stabilito in modo univoco dalla ricerca scientifica. |
3. Funzioni Fisiologiche del Pianto Emotivo
Sulla base della letteratura scientifica, al pianto emotivo sono attribuite diverse funzioni fisiologiche:
- Regolazione neuroendocrina dello stress. Frey ha ipotizzato che le lacrime emotive fungano da via di eliminazione per ormoni dello stress accumulati nell'organismo, in particolare l'ACTH. Studi successivi hanno evidenziato che il pianto intenso è associato a una riduzione dei livelli salivari di cortisolo nelle donne, supportando l'ipotesi di un effetto detossificante.[2]
- Modulazione del dolore. La presenza di leu-encefalina nelle lacrime emotive, unita all'attivazione del sistema oppioide endogeno durante il pianto, suggerisce un ruolo nella modulazione della percezione del dolore. Il pianto stimola il rilascio di endorfine e ossitocina, contribuendo alla riduzione dello stress e al senso di sollievo post-pianto.[7]
- Regolazione del sistema autonomo. Il pianto emotivo è tipicamente preceduto da una fase di attivazione simpatica (aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa). Nelle fasi successive, l'attivazione del sistema parasimpatico favorisce la riduzione della frequenza cardiaca e l'instaurarsi di uno stato di calma. Questa sequenza è alla base della sensazione di sollievo che molti individui riferiscono dopo aver pianto.[7]
- Supporto al sistema immunitario. La soppressione cronica delle emozioni e l'inibizione del pianto sono associate a livelli più elevati di stress cronico, che può compromettere la funzione immunitaria e aumentare il rischio di patologie stress-correlate come l'ipertensione, le malattie cardiovascolari e l'ulcera peptica.[2]
4. Funzione Sociale e Comunicativa del Pianto
L'etologia e la psicologia evolutiva considerano il pianto umano un segnale comunicativo di straordinaria complessità. Ricerche di Ad Vingerhoets (Università di Tilburg) — uno dei principali esperti mondiali di pianto — hanno documentato che le lacrime elicitano empatia, sostegno sociale e comportamenti prosociali negli osservatori, con un'attivazione neuronale delle aree cerebrali legate all'empatia analoga a quella sperimentata da chi piange.[3]
Studi di neuroimaging hanno dimostrato che osservare qualcuno che piange attiva le stesse aree cerebrali coinvolte nell'esperienza diretta del dolore emotivo, suggerendo che il pianto possa aver sviluppato una funzione evolutiva come meccanismo di segnalazione sociale per la richiesta di sostegno e il rafforzamento dei legami di gruppo.[6]
5. Inibizione del Pianto: Conseguenze sulla Salute
Sul piano socioculturale, in molte società — soprattutto nei contesti che valorizzano la stoicità maschile — il pianto è stigmatizzato come segno di debolezza. Questa norma contrasta con le evidenze scientifiche: l'inibizione sistematica del pianto emotivo può amplificare l'attivazione dello stress fisiologico e contribuire all'insorgenza di patologie stress-correlate.[8]
Ricerche condotte da Bylsma e collaboratori (2011) su un campione di 1004 episodi di pianto hanno evidenziato che il sollievo post-pianto è condizionato dal contesto sociale e dal tipo di emozione coinvolta. Il pianto risulta benefico quando avviene in un contesto di supporto sociale e non è associato a giudizi negativi da parte degli osservatori.[4]
6. La Topografia delle Lacrime: Cristallizzazione e Morfologia
Le immagini al microscopio ottico di lacrime essiccate su vetrino mostrano morfologie cristalline differenti in base alla loro origine. Rose-Lynn Fisher, nel progetto artistico-scientifico The Topography of Tears (2017), ha documentato visivamente queste differenze. La stessa autrice sottolinea che si tratta di un'osservazione qualitativa e non di uno studio clinico controllato: la variabilità nei pattern è influenzata da temperatura, umidità e velocità di evaporazione, oltre che dalla composizione biochimica.[5]
Le lacrime da cipolla (riflesse), composte prevalentemente da acqua con scarsa presenza di proteine, tendono a formare cristalli semplici. Le lacrime emotive, con la loro maggiore concentrazione proteica e di neuropeptidi, presentano strutture morfologiche più complesse e variabili — dato coerente con la loro composizione biochimica più ricca.
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Conclusioni Nella fenomenologia delle Costellazioni Spirituali secondo gli insegnamenti di Bert Hellinger la consapevolezza che il pianto emotivo sia un meccanismo biologico evolutivamente conservato con funzioni fisiologiche, neurochimiche e sociali documentate è importante e fondamentale per non trascurare un elemento importante. Lungi dall'essere una manifestazione di fragilità, rappresenta una risposta adattiva del sistema neuroendocrino che favorisce la regolazione dello stress, la modulazione del dolore e il mantenimento dei legami sociali. Promuovere una cultura che permetta l'espressione emotiva autentica — incluso il pianto — è coerente con le evidenze scientifiche sulla salute psicofisica. |
Riferimenti Bibliografici
1. Frey, W.H., DeSota-Johnson, D., Hoffman, C., & McCall, J.T. (1981). Effect of stimulus on the chemical composition of human tears. American Journal of Ophthalmology, 92(4), 559–567. doi:10.1016/0002-9394(81)90651-6
2. Frey, W.H. & Langseth, M. (1985). Crying: The Mystery of Tears. Minneapolis: Winston Press.
3. Vingerhoets, A.J.J.M. (2013). Why Only Humans Weep: Unravelling the Mysteries of Tears. Oxford University Press.
4. Bylsma, L.M., Croon, M.A., Vingerhoets, A.J.J.M., & Rottenberg, J. (2011). When and for whom does crying improve mood? A daily diary study of 1004 crying episodes. Journal of Research in Personality, 45(4), 385–392.
5. Fisher, R.L. (2017). The Topography of Tears. New York: Bellevue Literary Press.
6. Hendriks, M.C.P., Croon, M.A., & Vingerhoets, A.J.J.M. (2008). Social reactions to adult crying: The help-soliciting function of tears. The Journal of Social Psychology, 148(1), 22–42.
7. Gračanin, A., Bylsma, L.M., & Vingerhoets, A.J.J.M. (2014). Is crying a self-soothing behavior? Frontiers in Psychology, 5, 502.
8. Rottenberg, J., Bylsma, L.M., & Vingerhoets, A.J.J.M. (2008). Is crying beneficial? Current Directions in Psychological Science, 17(6), 400–404.






