DIO ? … e poi?

Inizio questo articolo con un'approccio fisico/esperienziale, tramite le NDE (Near Death Experience), per poi passare ad una visione più filosofico/metafisica. Le NDE sono tra i fenomeni più studiati e dibattuti degli ultimi decenni, eppure molto resta un mistero. In questi accadimenti e relative testimonianze troviamo l’intersezione tra fenomenologia, neuroscienze, filosofia e teologia.
Cosa sono le NDE
Sono esperienze riportate da persone che si trovavano in condizioni di morte clinica o prossime ad essa. Gli elementi ricorrenti, documentati cross-culturalmente (in continenti, etnie e culture diverse), includono:
- Sensazione di uscire dal corpo (OBE)
- Tunnel di luce
- Incontro con entità o persone defunte
- Revisione panoramica della propria vita
- Senso di pace profonda e assenza di paura
- Ritorno “forzato” nel corpo
La ricorrenza di questi elementi in culture e persone diverse, tra loro lontane, è uno degli elementi più interessanti. Cerco di far sintesi delle interpretazioni più comuni e diffuse:
1. Interpretazione neuroscientifica (riduzionista), le NDE sono prodotte dal cervello in condizioni estreme. Possibili meccanismi sostenuti da neuroscienziati come Susan Blackmore e altri sono:
- Ipossia cerebrale (carenza di ossigeno) che genera allucinazioni
- Rilascio massiccio di DMT (dimetiltriptamina, sostanza endogena)
- Attività residua del cervello durante l’arresto cardiaco
- Effetto REM intrusion (stati simili al sogno lucido)
2. Interpretazione dualista / sopravvivenza della coscienza, la coscienza non è riducibile al cervello e può persistere oltre la morte. Argomenti a favore:
- Alcuni pazienti riportano percezioni verificabili avvenute durante la morte clinica (oggetti visti dall’esterno del corpo, conversazioni udite in sale diverse)
- Il caso più citato è quello di Pam Reynolds (1991): durante un’operazione a cranio aperto, con EEG piatto, riferì dettagli verificati dell’intervento
- Il paradosso della lucidità: le NDE tendono a essere più vivide e coerenti degli stati ordinari, il contrario di quanto ci si aspetterebbe da un cervello in collasso
3. Interpretazione psicologica, le NDE sono esperienze reali soggettive, ma costruite dalla mente a partire da aspettative culturali, memorie e archetipi precedenti. Spiegherebbe perché i contenuti variano leggermente tra culture (chi vede Gesù, chi vede Buddha).
4. Interpretazione quantistica, Orch-OR Theory proposta da R. Penrose (Oxford, Nobel per la fisica nel 2020) e S. Hameroff (Università dell'Arizona): la coscienza è un fenomeno quantistico nei microtubuli neuronali e potrebbe “distribuirsi” oltre il cervello fisico in certi stati. Molto speculativa, anche se presa sul serio e in fase di studio da parte di alcuni fisici tra cui Jack Tuszynski (University of Alberta), Greg Scholes e Aarat Kalra (Princeton), Aristide Dogariu (Central Florida), Travis Craddock (Nova Southeastern) e M. Bruce MacIver (Stanford).
Il problema filosofico centrale
Il problema centrale che nessuna teoria risolve è che le NDE hanno un elemento particolarmente difficile da spiegare con le teorie fisiologiche e le verifiche oggettive. Alcuni pazienti riportano dettagli accurati di eventi accaduti durante l’arresto cardiaco (strumenti usati, conversazioni del personale medico) che non avrebbero potuto percepire consciamente. Le NDE in realtà toccano il problema difficile della coscienza: perché e come l’attività fisica del cervello genera esperienza soggettiva?
Se la coscienza è identica al cervello, non può sopravvivergli. Nei fatti però questa identità univoca e unisona non è dimostrata — è un assunto del materialismo, non una conclusione provata. Anzi!
Il neurologo Pim van Lommel, autore dello studio più rigoroso sulle NDE (pubblicato su The Lancet nel 2001), conclude che le NDE non sono spiegabili come pura disfunzione cerebrale e che andrebbero prese come evidenza di una coscienza non-locale. I critici dello studio di Lommel gli contestano non è tanto lo studio in sé — che è metodologicamente tra i più rigorosi nel campo — quanto le conclusioni filosofiche che Van Lommel ne trae nel libro. Il dato empirico (18% di NDE nei sopravvissuti) viene estrapolato verso l’idea che la coscienza non possa risiedere nel cervello, e poi ulteriormente verso l’esistenza di un aldilà — un salto logico di spessore, anche se i critici non considerano le oltre 40.000 cellule neuronali che sono presenti nel cuore umano (denominato sistema nervoso cardiaco intrinseco) e che le informazioni del cuore viaggiano molto più velocemente di quelle del cervello.
A riprova della velocità delle "informazioni" del Cuore è che il nervo vago agisce come una linea telefonica per l’80% impegnata dalle comunicazioni cuore cervello e molto meno viceversa (20%). Il nervo vago trasportando informazioni dal cuore al cervello più di quanto il cervello non invii al cuore testimonia che i segnali cardiaci raggiungono il midollo spinale, l’ipotalamo, il talamo, l’amigdala e la corteccia cerebrale, prima e in minor tempo del senso inverso.
Come inquadro NDE
Dal punto di vista fisiologico le NDE sono ambigue: né confermano né smentiscono l’esistenza di Dio o della vita dopo la morte in modo definitivo. Tuttavia, sono rilevanti perché:
- Sfidano il materialismo ingenuo — il cervello morente non dovrebbe produrre esperienze così ordinate e memorabili
- Si collegano alle prove esperienziali dell’esistenza di Dio — sono forse la forma più moderna e documentata di “esperienza del trascendente”
- Cambiano chi le vive — quasi universalmente, chi ha una NDE perde la paura della morte, diventa più altruista e meno materialista. Questo effetto trasformativo è esso stesso un dato da spiegare.
Restano un fenomeno che la scienza non ha ancora spiegato in modo soddisfacente — il che non prova il soprannaturale, ma dovrebbe mantenere aperta la domanda con onestà intellettuale. E quindi proseguo nella mia ricerca e nel mio cammino!
Non cerco prove nella fisiologia o nella fisica o nelle religioni o nella filosofia metafisica, mi interesso di chi prima di me ha cercato il contatto con il Trascendente. Soprattutto il metodo di ricerca e l'esperienza autentica, non artefatta o edulcorata o pilotata da interessi e speculazioni. Le mie evidenze personali le ho già trovate! Mi sono imbattuto in santi, profeti, ho letto e ricercato in R. Steiner, S.J. Gurdjieff, e altri tra cui Friedrich Jürgenson che nel 1959, mentre cercava di registrare il canto degli uccelli in un bosco, Jürgenson riascoltò il nastro e sentì una voce che sembrava quella di sua madre defunta. Da quel momento dedicò la vita allo studio delle "voci dalla radio", convinto che i defunti potessero usare le frequenze radio (specialmente il rumore bianco tra una stazione e l'altra) per comunicare. Il suo libro più famoso si intitola "Dialoghi con l'aldilà". In Italia vi fu Marcello Bacci di Grosseto. Ho letto e seguito Gustavo Rol di Torino, interessante un docufilm RAI, che dichiarò: "Ho scoperto una legge tremenda che lega il colore verde, la quinta musicale e il calore." Gustavo Rol parlava spesso di "Spiriti Intelligenti". Secondo la sua visione, l'anima dopo la morte torna a Dio, ma ciò che rimane sulla terra è lo "spirito intelligente" della persona, una sorta di residuo energetico che conserva la memoria e le capacità dell'individuo e con cui lui poteva entrare in risonanza.
Mi ha incuriosito Allan Kardec fondatore dello spiritismo. Nel Libro degli Spiriti (Le Livre des Esprits), pubblicato per la prima volta nel 1857, Allan Kardec, il suo vero nome Hippolyte Léon Denizard Rivail (1804–1869), è stato un pedagogista francese allievo di Johann Heinrich Pestalozzi (1746–1827) pedagogista e riformatore svizzero, considerato il padre della scuola elementare moderna.
Kardec (d'ora in poi AK) applicò un metodo che definiva "scientifico-sperimentale" allo studio dei fenomeni medianici, cercando di dare una base razionale e filosofica alla spiritualità, distinguendola dai dogmi religiosi tradizionali. AK ritenne di entrare in contatto con entità dall'aldilà e pose loro dei quesiti e ottenne delle risposte (nel testo tra virgolette) sono da lui descritte come risposte provenienti da delle "voci dell'Aldilà".
Ecco alcune domande che AK ha posto:
(AK) Dove si può trovare la prova dell'esistenza di Dio? «In un assioma che voi applicate alle vostre scienze: non c’è effetto senza causa. Cercate la causa di tutto ciò che non è opera dell'uomo, e la vostra ragione vi risponderà. Per credere in Dio, basta gettare lo sguardo sulle opere della creazione. L'universo esiste, dunque ha una causa. Dubitare dell'esistenza di Dio, sarebbe negare che ogni effetto ha la sua causa e sostenere che il nulla ha potuto generare qualcosa.»
(AK) Quali conseguenze si possono trarre dal sentimento intuitivo che tutti gli uomini hanno in sé dell'esistenza di Dio? «Che Dio esiste. Infatti da dove verrebbe loro questo sentimento, se si fondasse sul nulla? È ancora una conseguenza del principio secondo il quale non c’è effetto senza causa.»
(AK) Il sentimento intimo che abbiamo in noi stessi dell'esistenza di Dio non potrebbe essere un fatto di educazione e il prodotto di idee acquisite? «Se così fosse, perché anche i vostri selvaggi avrebbero questo sentimento? Se il sentimento dell'esistenza di un essere supremo fosse solamente il prodotto di un insegnamento, esso non sarebbe universale e, come per le nozioni delle scienze, esisterebbe solo presso coloro che avessero potuto ricevere questo insegnamento.»
(AK) Sarebbe possibile trovare la causa primaria della formazione delle cose nelle proprietà intrinseche della materia? «Ma, in questo caso, quale sarebbe allora la causa di queste proprietà? Ci vuole sempre una causa primaria. Attribuire la formazione primaria delle cose alle proprietà intrinseche della materia, vorrebbe dire scambiare l'effetto per la causa, perché queste proprietà sono esse stesse un effetto che deve avere una causa.»
(AK) Che cosa pensare dell'opinione che attribuisce la formazione primaria a una combinazione accidentale della materia, vale a dire al caso? «Altra assurdità! Quale uomo di buon senso può forse considerare il caso come un essere intelligente? E poi, che cos'e il caso? Niente. L'armonia che regola le leggi dell'universo rivela combinazioni e determinati obiettivi e, proprio per questo, rivela una potenza intelligente. Attribuire la formazione primaria al caso sarebbe un nonsenso, perché il caso è cieco e non può produrre gli effetti che l'intelligenza produce. Un caso intelligente non sarebbe più un caso.»
(AK) Dove si vede, nella causa primaria, la manifestazione di un'intelligenza suprema e superiore a tutte le intelligenze? «Voi avete un proverbio che dice: l'opera si riconosce dall'autore. Ebbene! Osservate l'opera e cercatene l'autore. È l'orgoglio che genera l'incredulità. L'uomo orgoglioso non ammette niente e nessuno al di sopra di sé, ed e per questo che si reputa uno spirito forte. Povero essere, che un soffio di Dio può abbattere! Si giudica la potenza di un'intelligenza dalle sue opere. Poiché nessun essere umano può creare ciò che la natura crea, la causa primaria è pertanto un'intelligenza superiore a quella dell'umanità. Qualunque sia il prodigio compiuto dall'intelligenza umana, questa intelligenza ha essa stessa una causa. E più ciò che essa ha compiuto e grande, tanto più grande dev'essere la causa primaria. È questa intelligenza la causa primaria di tutte le cose, qualunque sia il nome sotto cui l'uomo l'ha designata.»
La scoperta più pericolosa nella storia dell'umanità
Sarebbe comprendere cosa siamo realmente. Ogni ricercatore che studia la coscienza si trova di fronte alla stessa terrificante possibilità: potremmo non essere affatto ciò che crediamo di essere. Vedasi il sito della Lynne McTaggart, per esempio.
Le prove si accumulano da decenni, ma la scienza continua a seppellirle sotto un gergo tecnico e un rumore statistico. Esperimenti di pre-morte (NDE = near death experience) in cui pazienti con arresto cardiaco descrivono interventi chirurgici che si svolgono a piani di distanza. Esperimenti di visione a distanza che producono risultati che rivoluzionerebbero la fisica se fossero condotti in acceleratori di particelle anziché in laboratori di psicologia. Il Global Consciousness Project che rileva schemi coordinati nei generatori di numeri casuali in tutto il mondo durante eventi importanti, come se l'attenzione umana creasse effetti misurabili nei sistemi fisici.
Esistono due siti principali di riferimento, poiché il progetto ha recentemente avviato una nuova fase (GCP 2.0):
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GCP 1.0 (Sito Storico): global-mind.org era il sito originale gestito da Roger Nelson e collegato storicamente alla Princeton University, ora non più attivo. Contiene l'archivio di oltre 20 anni di dati e i risultati delle analisi sugli eventi globali (come l'11 settembre o la morte di Lady Diana).
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GCP 2.0 (Nuova Fase): gcp2.net È l'evoluzione attuale del progetto, sviluppato e gestito dall'HeartMath Institute. Questa nuova rete utilizza tecnologie moderne e punta a una partecipazione più ampia dei "citizen scientists" (scienziati cittadini).
In cosa consiste il progetto?
Il progetto utilizza una rete mondiale di dispositivi chiamati REG (Generatori di Numeri Casuali), soprannominati "EGG" (uova). In condizioni normali, questi dispositivi producono sequenze di numeri totalmente casuali (come il lancio di una moneta). L'ipotesi dei ricercatori è che, in occasione di grandi eventi mondiali che attirano l'attenzione e l'emozione di milioni di persone contemporaneamente, questi dati smettano di essere casuali e mostrino un accenno di "ordine" o coerenza, suggerendo l'esistenza di un campo di coscienza globale.
Meccanica Quantistica
I dati più interessanti provengono dalla meccanica quantistica stessa. Il problema della misurazione rivela che le particelle esistono in uno stato di sovrapposizione finché la coscienza non fa collassare la funzione d'onda. Senza osservatori coscienti, la realtà non si attualizza mai, passando dalla possibilità a stati definiti. I teorici dell'informazione hanno calcolato che l'universo richiede l'osservazione cosciente per trasformare il potenziale in esperienza.
Non siamo macchine biologiche che hanno sviluppato la consapevolezza. Siamo esseri coscienti che animano temporaneamente forme fisiche. Pensala come una sorta di recitazione cosmica basata sul metodo. Hai interpretato il tuo personaggio in modo così convincente da dimenticare di star recitando. Il corpo, la personalità, l'intera storia umana sembrano assolutamente reali mentre sei immerso nel ruolo. Ma cosa succederebbe se ti allontanassi dalla performance e ricordassi chi sei veramente, al di là della recitazione?
Il cervello non genera la coscienza più di quanto un televisore generi il segnale che riceve. È una valvola di riduzione, che filtra la consapevolezza infinita fino alla ristretta banda passante che un sistema nervoso fisico può elaborare. Questo spiega perché i meditatori che sopprimono l'attività cerebrale riferiscono una maggiore consapevolezza anziché una diminuzione della coscienza. Una minore interferenza neurale permette il passaggio di una maggiore quantità di segnale.
Le antiche tradizioni lo avevano compreso appieno. Descrivevano la realtà come un dramma in cui le anime dimenticano temporaneamente la loro vera natura per sperimentare la limitazione, la separazione e l'esistenza fisica. La dimenticanza è intenzionale. Senza di essa, il dramma non potrebbe avere luogo.
Ma ora la scienza sta riscoprendo per caso ciò che i mistici hanno sempre saputo. Gli studi sulla coscienza dimostrano che le menti individuali sono espressioni di qualcosa di vasto e unificato. Gli esperimenti sulla telepatia mostrano la trasmissione di informazioni al di là dei meccanismi fisici conosciuti. Gli studi sui gemelli identici separati alla nascita rivelano sincronicità comportamentali che suggeriscono una connessione non locale tra le menti.
Sintesi
Il quadro che emerge è radicale: la coscienza individuale è come un'onda, che molti credono essere separata dall'oceano. L'idea e le azioni conseguenti di considerarsi un sé isolato all'interno di una macchina biologica. Come nel filma Matrix in cui l'illusione è fondamentale per tenere insieme la "realtà" fisica che ci circonda. Un sempre maggior numero di persone stanno risvegliandosi, anche grazie ad eventi come il COVID e l'inganno perpetrato da massmedia e istituzioni, privando i cittadini di dibattito e scelta responsabile e consapevole. Tali fatti hanno fatto si che le illusioni diffuse stiano iniziando a incrinarsi. Man mano che un numero sempre maggiore di menti riconoscerà la loro vera natura, l'accordo collettivo che mantiene la realtà inizierà a mutare, ciò accadrà quando un numero sufficiente di attori si ricorderanno dello spartito in cui sono immersi e l'attuale regia collasserà su se stessa. Questo punto di osservazione cambia radicalmente l'osservazione delle crisi devastanti che stiamo vivendo e il diffondersi dei tamburi di guerra, eccidi, profanazioni.
Questa lettura - forse - da anche una possibile spiegazione del perché la ricerca sulla coscienza o sugli stati di coscienza progrediscano così lentamente, nonostante i finanziamenti e le menti brillanti presenti nel Pianeta. Ogni scoperta importante viene marginalizzata e minimizzata, sepolta in terza serata o in riviste che pochi leggono, a volte liquidata come "dato anomalo". Dio sembra aver integrato meccanismi di protezione contro un'eccessiva consapevolezza di sé che si manifesti troppo rapidamente.
Cosa accadrebbe se la coscienza venisse completamente svelata?
Cosa accadrebbe se venisse dimostrato in modo definitivo che la mente è un'espressione temporanea di una consapevolezza eterna, che il cuore è il vero centro dell'essere umano, che la morte è semplicemente un cambio di abito tra un atto e l'altro, che la realtà è un sogno lucido condiviso che costruiamo collettivamente momento per momento?
A me è sufficiente il mistero della "Sacra Sindone", e il non riconoscimento dell'ovvio! Cioè che anche un bambino interpellato può dirti, ma che il mondo degli adulti fatica ad accettare e che tenta di innalzare prove e tecnologie falsificandole, senza dimostrare l'essenza che la realtà manifesta: nessuno riuscirebbe oggi a stampare un telo come la Sindone, e si sostiene che qualcuno l'abbia fatto nelle epoche passate! Vedasi video e i numerosi studi della prof.ssa Emanuela Marinelli.
Le implicazioni sconvolgerebbero ogni istituzione umana o ogni essere umano che desideri porsi delle serie domande sull'esistenza. L'economia si basa sulla scarsità e sulla paura della sopravvivenza. La politica si basa sull'identità tribale e sul conflitto. Le religioni si basano sul mistero e sull'autorità. Le istituzioni si basano sul presupposto che la conoscenza si accumuli in sistemi di archiviazione biologici chiamati cervelli.
Tutto crolla non appena ci ricordiamo che siamo esseri immortali che interpretiamo ruoli temporanei in un dramma infinito. Forse è per questo che il Mistero rimane tale. Il dramma cosmico dipende dal fatto che gli attori restino nei loro personaggi. Se si svegliano troppi artisti contemporaneamente, non si raggiunge l'illuminazione. Ti viene mostrato il finale dello spettacolo. Alcune verità sono troppo pericolose perché la realtà possa sopravvivere se le conosce.
La questione non è se risolveremo il problema della coscienza. La questione è se la realtà sia in grado di gestire la soluzione!

UNO, TUTTO, UNIVERSO …





