Automatismi, abitudine, routine, meccanicità e autodeterminazione

Automatismi, abitudine, routine, meccanicità e autodeterminazione
Premessa:
L’antidoto all’automatismo è il Kairos – cogliere l’attimo propizio, ponderare e agire rettamente al momento giusto.
Un automatismo è un’azione o un impulso mentale o un’emozione che si sottrae alla necessaria riflessione generata da uno sforzo volontario. L’automatismo elude il nostro intervento consapevole, volontario e, soprattutto, il discernimento. La parola, il gesto, l’emozione, il pensiero ci “sfuggono” dalla presenza della nostra coscienza. Gli automatismi sono processi che hanno un preludio, un inizio, uno svolgimento e una fine: si svolgono in modo autonomo, spontaneo, a volte fulmineo. Potremmo identificarli quando siamo «sovrappensiero»! In tali momenti (e non solo) non siamo padroni di noi stessi, siamo in balia dell’impulso, dello stimolo che sovrasta la volontà.
Gli automatismi hanno diverse origini: alcuni sono radicati nella memoria dei nostri geni, altri nelle abitudini della nostra famiglia, della comunità a cui apparteniamo, di noi stessi e si sono automatizzati al punto che conducono una vita propria. Si sottraggono al nostro sguardo anche quello apparentemente vigile, li smaschera solo lo sforzo, la volontà in un atto di consapevolezza. Li incontriamo nella quotidianità: nel saluto privo di senso, in frasi vuote, nel caffè bevuto senza gusto, nell’irritazione incontrollata. Li incrociamo in comportamenti stereotipati: nei cosiddetti “tic”, o abitudini più o meno appariscenti e accessibili alla volontà cosciente.
Quanto più spesso ripetiamo un gesto o una parola, una critica, un modo di dire o di fare, tanto più profondamente l’automatismo radica nell’inconscio – divenendo routine. Questa abitudine ci può alleggerire, stabilizzare, offrire sostegno – o, viceversa, paralizzare. Talvolta ci protegge nei momenti di pericolo (si pensi al cosiddetto cervello rettiliano) – al contempo ci condiziona e manipola, senza che ce ne accorgiamo, in sentieri più o meno noti. A volte sorge un dubbio, ma il più delle volte o per i più è una conferma, che le cose devono essere così!
Le abitudini possono essere di grande aiuto – soprattutto quando conferiscono struttura alla giornata e hanno origine in una scelta consapevole e ponderata. Pensiamo allo sport o a persone anziane o che vivono sole, possono trarre beneficio da ritmi ricorrenti. Al contempo nel momento in cui sfuggono alla nostra guida consapevole, cominciano a governarci – anziché essere da noi governate.
Per questo vale la regola: l’abitudine richiede consapevolezza. Va esaminata, interrogata, e se necessario trasformata. Buone o cattive che siano, le abitudini sono comportamenti appresi e in quanto tali possono essere disimparati e sostituiti. C’è da chiedersi perché esistono gli automatismi? Sicuramente c'è almeno una convenienza nell’averli adottati nella vita degli esseri umani. Al contempo se l'essere umano sceglie la via evolutiva del miglioramento di Sé deve riconoscerli e trasformarli. Tutto ciò risulta essere uno sforzo costante uguale e contrario esercitato dalla volontà e dalla visione dell'obiettivo, il tutto per autodeterminarci. È un lavoro che si protrae nel tempo e non ha termine, dura una vita e oltre.
La successiva domanda potrebbe essere: perché autodeterminarsi? Autodeterminarsi è cammino che donne e uomini liberi intendono intraprendere per disattivare i piloti automatici: gli automatismi. Questi ci sono utili, a volte ci salvano, molto spesso però ci vincolano.
Tutto questo è definito da Georges I. Gurdjieff "il Lavoro". Esso va condotto con regolarità e in gruppo, non può essere condotto da soli, deve essere eseguito costantemente in un procedere dettato dal: Fare; Osservarsi; Fermarsi; Percepire; Respirare; Scegliere.
Gurdjieff e il risveglio della coscienza – superare l’automatismo e vivere consapevolmente
Liberamente tratto da Vivere con Filosofia e su quanto - in modo egregio - trasmesso nelle numerose «lezioni» dell’associazione culturale Per-Ankh .
Un approccio particolarmente profondo alla questione dell’automatismo ci giunge da Georges Ivanovič Gurdjieff, maestro spirituale del XX secolo.
Gurdjieff sviluppò la cosiddetta “Quarta Via”, un sistema volto a condurre l’uomo alla presenza cosciente. In un’epoca di crescente distrazione e vuoto interiore, a distanza di oltre un secolo il suo insegnamento appare oggi più attuale che mai.
L’esercizio centrale consiste nell’osservazione di sé, quotidianamente e costantemente, nella percezione consapevole degli atti, emozioni e pensieri automatici. Non si tratta di autocontrollo in senso morale, ma del risveglio alla presenza, alla pienezza del momento vissuto.
Gurdjieff ci insegna:
- Ad osservare i tre Centri motori: corporeo, emozionale e intellettivo.
- A comprendere l’essere umano nella sua totalità – portando in armonia corpo, mente ed emozioni.
- A riconoscere la trasformazione interiore come scopo dell’esistenza.
- A spezzare l’automatismo attraverso sforzi, ripetizioni e decisioni consapevoli.
- A disidentificarci dai nostri automatismi.
Piccoli esercizi quotidiani possono sostenere questo processo:
- Osservazione di sé nella vita di tutti i giorni (Come parlo? Cosa faccio in modo automatico? Quali sono i miei pensieri? Qual’è la mia emozione prevalente?)
- Presenza consapevole nelle azioni semplici (ad esempio camminare o mangiare con attenzione)
- Armonizzazione interiore (Cosa pensa, sente e fa il mio corpo – queste dimensioni sono in sintonia?)
- Osservare un oggetto o una persona, in una sua caratteristica e osservare per quanto tempo rimane sull’osservazione. Famoso fu l’esercizio che Gurdjieff diede ai suoi alunni nell’osservare, stando seduti in silenzio, le lancette di un orologio da tavolo e osservarsi in quanto tempo il cervello, il corpo o le emozioni avrebbero fatto affiorare l’impulso di un pensiero, di un movimento di un’emozione. Per poi tornare all’osservazione delle lancette e dell’accaduto una volta finita la sessione.
I principi di Gurdjieff si articolano in tre pilastri spesso chiamati le "tre forze" o la "legge del tre". Questi principi sono:
- La Forza Attiva (o Affermativa): Questa è la forza che inizia, che dà l'impulso, che crea. È la forza positiva, quella che cerca di manifestare qualcosa.
- La Forza Passiva (o Negativa): Questa è la forza che resiste, che si oppone all'azione della forza attiva. Non è necessariamente distruttiva, ma rappresenta l'inerzia, l'attrito, tutto ciò che rende difficile il cambiamento o la creazione.
- La Forza Riconciliatrice (o Neutralizzante): Questa è la forza che media tra la forza attiva e quella passiva. È la forza che armonizza, che risolve il conflitto e permette a un risultato di emergere. Senza questa terza forza, l'azione rimane bloccata dalla resistenza.
Gurdjieff insegnava che ogni fenomeno nell'universo e in noi stessi è il risultato dell'interazione di queste tre forze. Comprendere e lavorare con queste forze è essenziale per la crescita interiore e per raggiungere una maggiore consapevolezza di sé.
Questi tre principi sono strettamente legati all'idea di triade, un concetto centrale nel suo insegnamento, che si manifesta a diversi livelli del cosmo e dell'essere umano.
Gurdjieff considerava la consapevolezza il punto di partenza essenziale per l'armonia interiore e la trasformazione dell'essere umano. Secondo il suo insegnamento della Quarta Via, l'uomo vive in uno stato di "sonno", una condizione di automatismo e identificazione con i propri pensieri ed emozioni che gli impediscono di percepire la realtà in modo oggettivo e di realizzare il suo vero potenziale: il suo vero scopo nella Vita.
Questi temi sono stati al centro del lavoro di Gurdjieff e dei suoi discepoli:
Consapevolezza (Ricordo di Sé):
- Risveglio: Il primo passo verso la trasformazione è riconoscere il proprio stato di sonno e desiderare di «svegliarsi" dai propri automatismi con un lavoro individuale e personale, condotto in gruppo.
- Auto-Osservazione senza Giudizio: Gurdjieff insisteva sulla necessità di osservare i propri pensieri, emozioni e sensazioni fisiche in modo distaccato, senza identificarsi con essi o giudicarli. Questo permette di prendere coscienza dei propri automatismi e delle proprie reazioni abituali. Potremmo definirlo Osservazione del Sé.
- Ricordo di Sé: È la pratica costante di portare l'attenzione al momento presente e alla propria esistenza ("Io sono"). Non si tratta solo di consapevolezza del corpo o dei pensieri, ma di una sensazione interiore della propria presenza. Potremmo definirlo come Presenza nel fare.
- Divisione dell'Attenzione: Gurdjieff proponeva esercizi per sviluppare la capacità di dividere l'attenzione, mantenendo la consapevolezza di sé stessi contemporaneamente all'attenzione rivolta al mondo esterno. Potremmo definirla Vivere con intenzione.
Armonia:
- Sviluppo Armonico: L'obiettivo del lavoro su di sé è lo sviluppo armonico delle tre parti essenziali dell'essere umano: il corpo (centro fisico o istintivo-motore), le emozioni (centro emotivo) e la mente (centro intellettuale). Potremmo definirlo come Equilibrio tra corpo, mente ed emozione secondo le regole dell’Ottava.
- Equilibrio delle Energie: L'armonia si raggiunge quando queste tre parti funzionano in modo coordinato e non in conflitto. Gurdjieff sottolineava come spesso sprechiamo energia a causa di tensioni interne e movimenti inutili. Potremmo definire il tutto come Vita Integrale.
- Legge del Tre: Questa legge cosmica fondamentale indica che ogni fenomeno è il risultato dell'interazione di tre forze: attiva, passiva e riconciliante. Comprendere e lavorare con questa legge aiuta a creare armonia dentro di sé e nel mondo. Potremmo definire questo come la via per la Crescita personale.
Trasformazione:
- Lavoro su di Sé: La trasformazione non avviene passivamente, ma richiede uno sforzo cosciente e continuo per cambiare abitudini negative e schemi automatici. Potremmo definirla come una Liberazione dall’automatismo.
- Sforzo Consapevole: Gurdjieff distingueva tra la sofferenza meccanica, inutile e derivante dall'identificazione, e la sofferenza consapevole, accettata volontariamente come parte del lavoro interiore e quindi trasformativa. Potremmo definirla come una sofferenza volontaria e consapevole.
- Cristallizzazione dell'Essere: Attraverso il lavoro cosciente e la sofferenza/sforzo volontaria, l'uomo può gradualmente "cristallizzare" in sé qualità più elevate e sviluppare un "Io" permanente, in contrasto con la frammentazione tipica dello stato di sonno. Potremmo definirlo come il percorso per incontrare il proprio Essere autentico.
- Aiuto Esterno: Gurdjieff riconosceva l'importanza di una guida e di un ambiente di lavoro (come un gruppo) per sostenere il processo di trasformazione.
In sintesi, per Gurdjieff, la consapevolezza è la chiave per uscire dal sonno e iniziare il cammino verso l'armonia interiore. Attraverso un lavoro cosciente e impegnativo su di sé, è possibile avviare un processo di trasformazione che porta a una comprensione più profonda di sé stessi e del proprio posto nel mondo.
Applicati alla vita moderna, tali principi si traducono in:
- Crescita personale mediante l’azione riflessiva
- Relazioni consapevoli fondate sulla comprensione reciproca
- Benessere psichico attraverso la chiarezza interiore

Gurdjieff ci ricorda: “La vita è reale solo quando io sono presente.”
L’autodeterminazione è una parola oggi disueta, spesso incrociamo parole come successo, evoluzione, crescita personale o altre. La fusione di questi ingredienti si colloca nell’autodeterminazione consapevole, che conduce ad una soglia in cui l’Essere incontra il Divino che è in lui e ogni recriminazione, concezione di errore trascende di fronte alla completezza di «è così e così sia»!
Conclusione – Verso una libertà incarnata
La via che conduce dalla meccanicità all’autodeterminazione non è né lineare né facile. È un sentiero che richiede coraggio, disciplina e soprattutto presenza, presenza nel presente.
Viviamo immersi in una rete di automatismi: mentali, emotivi, corporei. Alcuni ci proteggono, altri ci anestetizzano. Alcuni ci offrono stabilità, altri ci sottraggono la possibilità di scegliere davvero chi vogliamo essere.
Ma ogni automatismo può essere osservato, ogni abitudine può essere interrogata, ogni routine può diventare spazio di consapevolezza. Il vero lavoro consiste nel trasformare la ripetizione cieca in gesto cosciente, la reazione meccanica in atto libero, l’identificazione in presenza.
L’autodeterminazione non è un’ideologia dell’ego, ma una pratica incarnata di libertà: nasce dalla volontà di non delegare alla meccanicità la responsabilità della nostra vita. È il frutto di un lavoro su di sé che si nutre di attenzione, di onestà, di costanza e ci sta pure un po’ di autocontrollo e di auto-educazione.
É un lavoro che si rinnova in ogni istante, nella possibilità – sempre presente – di svegliarsi.
Come insegna Gurdjieff, non possiamo cambiare ciò che non vediamo. E vedere richiede guardare, guardarci ed é facilitato dal silenzio, dalla dedizione e pazienza, e va accompagnato dalla volontà di non fuggire, invece appunto dal guardarci consapevole. Questa è la via della conoscenza che ci conduce ad una conoscenza superiore.

Quando l’occhio interiore si apre e riconosce l’automatismo, allora si dischiude una soglia: quella del Kairos, dell’attimo propizio, in cui possiamo scegliere. E scegliere è il primo atto di libertà.
Ogni gesto consapevole è un atto rivoluzionario, un sì alla Vita. Ed è proprio in questi gesti, apparentemente piccoli, che comincia la nostra trasformazione silenziosa: dal sonno all’essere, dalla reazione alla responsabilità, dalla frammentazione all’unità. È qui che si manifesta il potere più profondo dell’essere umano: essere presente, e quindi libero, libero anche da automatismi, abitudini e meccanicità.
di Christina Niederkofler e Silvio Bartolomei





