Arrivato? Regola V – La PACE

Arrivato? Regola V.
La pace non è l’obiettivo, ma lo stato naturale.
Non la mantieni artificialmente: semplicemente, è.
Pare difficile da accettare, o almeno lo è per me, ma la pace interiore ed esteriore è la regola più difficile da accettare, condividere e accettare. Eppure pare essere eternamente valido il vecchio proverbio: «nasci incendiario, muori pompiere»! Cerco - brevemente - di analizzare un tema così articolato e complesso come la pace!
C'è chi ha definito la pace come quel breve periodo di tempo interposto tra due guerre. Non è cinismo: è una descrizione accurata di come il concetto di pace sia stato costruito, come assenza, come pausa, come tregua provvisoria tra un conflitto e il successivo. Non come stato naturale dell'essere umano, ma come eccezione temporanea alla norma della guerra. Ci hanno narrato che siamo stati sempre in guerra, dal momento in cui il serpente ci ha offerto la mela (guerra uomo-donna) o in cui Caino e Abele si sono trucidati tra fratelli, o siamo stati rincorsi dalla tigre dai denti a sciabola. Natura matrigna e arcigna!
Questa narrativa, seppur abbia degli elementi oggettivi, non è accidentale e si è perpetrata nei secoli creando credi, credenze, religioni, filosofie coerenti.
Ci hanno insegnato la guerra, non la pace
Del resto parallelamente i modelli educativi che si sono affermati e diffusi sono competitivi: si cresce imparando a superare gli altri, non a camminare con loro. I modelli sportivi glorificano la vittoria sull'avversario, non la crescita personale. I modelli di business si fondano sulla conquista del mercato, sulla eliminazione della concorrenza, sulla performance misurata contro qualcun altro. Persino i modelli religiosi, nella loro versione distorta, parlano di lotta, di merito, di salvezza come conquista difficile da strappare a un dio esigente.
Come si può pensare di trovare pace se si è costantemente immersi in un clima di guerra e di paura? E soprattutto: questo clima è il risultato di una distrazione collettiva non casuale. I sistemi di potere tengono le persone in uno stato permanente di ansia, competizione e paura! Ciò rende le persone più controllabili, più dipendenti, più inclini a delegare le proprie scelte a chi promette protezione, per essere poi sistematicamente deluse. Sviluppando così nuove spirali che alimentano la guerra come frustrazione, paura, rabbia, odio in un circuito che non sembra aver mai fine! Tutto ciò accade dentro e fuori di noi.
La pace esteriore non permane senza giustizia. La pace interiore è un percorso esperienziale lungo, tortuoso, che ha un massimo comunò denominatore: un duro lavoro personale! É diffuso il sentimento e desiderio del tutto e subito, ad ogni costo. Su queste semplici leve si muovono molte forze che contrastano la pace. La pace se si diffondesse sarebbe pericolosa per chi gestisce il potere, l’economia, il «progresso», il successo è la fabbrica della creazione dei «bisogni» di un genere umano facilmente manipolabile. Persone in pace con se stesse non hanno paura. E chi non ha paura non si lascia manipolare e governare dalla paura.
«Se vuoi controllare qualcuno, dagli un nemico da temere e una speranza da inseguire. Non dargli mai la pace.»
(rielaborazione di uno dei discorsi in1984 di George Orwell)
Così è stata costruita, generazione dopo generazione, una promessa di pace posticipata. La pace è qualcosa che si troverà, dopo. Dopo aver risolto quel problema. Dopo aver raggiunto quella stabilità. Dopo aver chiarito quella relazione, dopo aver smesso di sentirsi così, dopo aver pagato quel debito, dopo aver guadagnato abbastanza, dopo.… Persino nelle preghiere la pace viene chiesta come dono futuro, mai riconosciuta come presenza attuale nel qui ed ora. L'orizzonte si sposta ogni volta che ci si avvicinava, mai reale presenza, desiderabile in questo momento, spostandola nel mai del tutto raggiungibile.
E ogni volta che si crede di averla trovata, bastava un urto: una notizia, una parola sbagliata al momento sbagliato, una notte insonne, per scoprire quanto è effimera, che quello che pensavamo non era pace: era soltanto tregua. Un intervallo tra due momenti di guerra interiore, spacciato per pace.
Tregua o pace, una differenza che cambia tutto
La tregua è fragile per definizione. Dipende dall'assenza di ciò che la minaccia: basta che il nemico si muova - dentro o fuori - e la tregua cade. Chi vive in tregua vive in allerta costante, anche quando non se ne accorge. Scruta e monitora l’orizzonte. Controlla le variabili. Si prepara all'urto successivo. Questa vigilanza permanente ha un costo enorme di energia, di presenza, di vita vissuta a parare colpi e non a viverla davvero.
La pace ha una natura completamente diversa. Non dipende dalle circostanze, non dipende dal comportamento altrui, non dipende dalla fortuna o dall'assenza di conflitto. Non è qualcosa che si ottiene quando le condizioni esterne finalmente si allineano. È qualcosa che si riconosce quando si smette di aspettare che le condizioni si allineino.
«La pace non è fuori di noi. La troviamo quando smettiamo di fuggire.»
Era lì prima della ricerca. Sarà lì dopo ogni tempesta. È sempre stata lì, sotto gli strati di condizionamento, sotto il rumore della competizione interiorizzata, sotto la voce che diceva che non era ancora il momento, che prima bisognava fare, diventare, risolvere, meritare. Non è arrivata: c'era. Non si è conquistata: si è scoperta. E la scoperta, quando avviene, ha la qualità caratteristica di tutte le verità profonde: non la novità di qualcosa che non si conosceva, ma il riconoscimento di qualcosa che in fondo si è sempre saputo. Accettare e vivere tutto questo è il profondo senso di pace. Beninteso io non ci riesco, ma percepisco, anzi transpercepisco.
La pace come stato naturale, non da custodire, ma da abitare
Una volta accettato il postulato che la pace non è un traguardo esterno, ci si addentra in dinamiche sottili: la pace è un bene fragile da proteggere? Attorno a questa credenza si sono costruiti rituali: pratiche mattutine, meditazioni serali, ambienti controllati, relazioni selezionate con cura chirurgica. Una vita intera progettata come una fortezza: bella, silenziosa, e fragilissima al primo urto della realtà che ci circonda.
La contraddizione è evidente: una pace che ha bisogno di essere protetta non è pace. È ancora tregua, con un nome più elegante. Le pratiche, la meditazione, la cura dello spazio interiore sono strumenti preziosi, ma il loro fine non è produrre la pace. È rimuovere ciò che la copre. Non si costruisce la pace: si toglie il rumore che la nasconde. E quando quel rumore diminuisce abbastanza, la pace si mostra. Era sempre stata lì, in attesa.
La pace è dentro e fuori di noi
C'è un altro errore comune, più antico. L'idea che la pace sia esclusivamente interiore: qualcosa da trovare solo dentro, lontano dal Mondo, al riparo dal rumore esterno. Il Mondo come nemico. La pace come rifugio dal Mondo. In secoli di guerra ci si è difesi costruendo dei cenobi, monasteri o ci si è rifugiati in eremi lontani. Era per lo più una difesa fisica, che ha radicato una convinzione e una divisione: dentro e fuori, io e il mondo. Questa concezione è essa stessa fonte di conflitto. Non è la soluzione. La pace non abita dentro in opposizione al fuori: abita nel punto in cui quella distinzione cessa di esistere. Non si porta il silenzio lontano dal rumore, si porta il silenzio dentro il rumore. Non si cerca la quiete lontano dalla vita, si scopre che la vita stessa, vissuta con piena presenza, è quiete.
Utopia? Impossibile? Martirio? Dovremmo in modo radicale ripensare ai nostri modelli sociali, relazionali, economici, di vita. Senza questa rivisitazione siamo destinati all’estinzione! E lo vediamo ogni giorno, di giorno in giorno con ciò che accade dentro e fuori di noi ci testimonia che l’umanità non ha scelta. O vivranno pochi eletti (forse) o ci estingueremo! Forse la Natura stessa ha programmato ciclicamente questo per ristabilire un equilibrio non essendo stati, come esseri umani, in grado di scardinare alcuni schemi mentali che l’uomo porta con se da millenni.
«La pace non è un luogo dove rifugiarsi. È il modo in cui si attraversa ogni luogo.»
Thich Nhat Hanh
Se hai riconosciuto questa pace che non dipende più dall'ambiente, dall'umore di chi ti sta intorno, dalle condizioni esterne, allora la porti con te non come un oggetto prezioso da custodire, ma come una qualità dell'essere che si irradia in ogni direzione da condividere. Da dentro: i pensieri non si arrampicano più su se stessi, le emozioni scorrono senza bloccarsi. Da fuori: nella presenza condivisa con altri, nel modo in cui si abita una casa, uno spazio, nel silenzio lasciato dopo una conversazione profonda e autentica.
Dentro e fuori non sono più due luoghi separati. Sono la stessa realtà, visti da due angoli della stessa vita. E quando questa distinzione cade davvero, non come concetto ma come esperienza vissuta, la pace smette di essere qualcosa che si ha o non si ha. Diventa ciò che si è.
Come più volte ricordato che sono ben lungi dall’aver raggiunto ogni minima parola di ciò che ho scritto, l’argomento mi affascina e attrae, mi interroga e interpella nelle sue diverse dimensioni. Per esempio che ruolo hanno i malvagi in tutto questo? Che ruolo hanno le persone labili psicologicamente o patologicamente compromesse? Chi ripudia o rifiuta la pace come potrà trovarla? Come potranno essere educate alla pace?
Se allunghiamo lo sguardo nel tempo e analizziamo tutti i tempi individuiamo violenze, sopraffazioni e ingiustizie che si sono perpetrate e hanno coltivato nel profondo collettivo la domanda: come si può pensare percorribile un sentiero di pace?
Eppure proprio perché ambizioso non abbiamo alternative sia a livello individuale, che collettivo!
O pace o estinzione. Le dinamiche in campo ce lo ribadiscono a chiare lettere. Continuare ad investire le risorse in industrie di armamenti è follia!
La sfida
La pace è possibile come stato naturale tra gli esseri umani solo se ciascuno di noi lo fa radicare abbastanza in profondità da non essere travolto da ciò che accade in superficie. Gli stati emotivi continuano ad arrivare. Il Mondo continua a fare rumore e il sistema continuerà a produrre paura, competizione, urgenze.
«Ritrovare la pace è il gesto più rivoluzionario che possiamo compiere.»
La pace è la regola più impegnativa di tutte, senza la quale nessuna delle precedenti può compiersi, al contempo la pace non potrà mai proteggerci dalla tempesta: ma ci permetterà di attraversarla senza perderci.
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