Arrivato? Regola III – LA LUCE INTERIORE

Arrivato? Regola III.
Le decisioni sono facili se fatte alla luce.
La tua luce interiore ti mostra ciò che è vero.
Decidere nel libero arbitrio è uno degli atti più rivelatori dell'esistenza della coscienza umana. Quando riconosciamo di non essere oggetto di automatismi, lì si rivela il discernimento e la complessa arte della decisione! L’atto di decidere, non quello di giudicare, rivela chi siamo davvero, non chi pensiamo di essere, non chi vorremmo apparire, ma chi siamo nel momento esatto in cui il bivio si presenta e non c'è più tempo per fingere. É il motivo profondo per cui le decisioni a volte ci spaventano, o a volte le prendiamo con superficialità, cioè senza consapevolezza e coscienza! Le decisioni facili o difficili da prendere ci mettono di fronte a noi stessi, a ciò che siamo, ciò che pensiamo e ciò che facciamo! Alessandro Carli tanti anni fa mi insegnò che noi misuriamo in automatico le conseguenze dei nostri pensieri e delle nostre azioni.
Eppure chi ha percorso abbastanza cammino interiore scopre qualcosa di inatteso: a un certo punto, le decisioni smettono di pesare. Non perché la vita diventi più semplice , più facile - anzi, spesso le scelte diventano più grandi, più cariche di conseguenze - qualcosa ad un certo punto cambia radicalmente! É l’approccio! Se la luce interiore si è fatta stabile, nel suo chiarore anche il bivio più complicato si rivela per quello che è e la direzione diventa naturale (non che non sia sofferta o dibattuta, accade che accettiamo il «così è»).
Cessa il rumore del conflitto interiore
Per molti anni, per la maggior parte di noi, per la maggior parte della vita, decidere significa combattere, rinunciare o congelarsi quasi non respirando. La voce del desiderio a volte a forte, a volte è soffocata, a volte sa cosa vuole a volte no. Siamo sopraffatti dalle voci delle paure, che conoscono tutti gli scenari peggiori e li presentano come previsioni certe. Ci sono le voci dei doveri, che recitano come tamburi incessanti. Ad un certo punto il rumore di fondo di tutte queste aspettative, malesseri, titubanze, paure - familiari, sociali, culturali - che si sono sovrapposte nel tempo dopo il loro assordante ronzio, cessano!
In questa fase di caos, contraddistinto dal rimuginare, dal tentativo disperato di trovare un criterio, dal tentativo di riavvolgere il nastro del tempo, dei fatti, di ciò che è accaduto e ciò che potrà accadere. Il cervello in una sorta di danza misteriosa tra conscio e inconscio analizza ogni possibilità, si costruiscono scenari, si chiedono pareri, si rimanda. Non per pigrizia, ma perché la bussola interiore non è ancora focalizzata sulla sua luce e senza di essa, ogni direzione sembra ugualmente rischiosa.
«L'indecisione è il ladro dell’opportunità. Ma la vera causa dell'indecisione non è la mancanza di informazioni: è la mancanza di luce su chi si è.»
Il rimuginare cronico, dunque, non è un problema di intelligenza o di coraggio. È il sintomo di una dissonanza interiore non ancora risolta: si è ancora divisi tra più versioni di noi stessi, tra più sistemi di valori che non hanno ancora trovato il loro ordine gerarchico. Finché quella dissonanza persiste, ogni scelta è un campo di battaglia.
Il criterio diventa chiaro
Il cambiamento non avviene tutto in una volta, non avviene con un colpo di bacchetta. È graduale, quasi impercettibile, finché un giorno ci si accorge che una certa categoria di decisioni non pesa più! Che alcune risposte arrivano prima ancora che la domanda sia finita. Non perché si sia diventati superficiali o frettolosi: perché il lavoro necessario per rispondere è già stato fatto, in anni di riflessione, di errori attraversati, di valori messi al vaglio del crogiolo del tempo.
Il criterio non è una regola esterna da applicare. È qualcosa di più naturale, fluido: una conoscenza di sé così consolidata e profonda che la direzione giusta si riconosce prima ancora di essere ragionata. Come un musicista esperto che non calcola più le note: le sente. Come un artigiano che non misura più a occhio: ha interiorizzato la misura.
«Conosci te stesso.»
— Socrate — iscrizione all'oracolo di Delfi
Conoscersi non è un esercizio intellettuale, ne un percorso da fare in un seminario esperienziale di un giorno o di una settimana! È un'impresa che dura una vita intera e richiede di essersi messi alla prova sul serio, richiede di aver scelto, sbagliato, corretto la rotta, scelto ancora. Ogni decisione presa con autenticità, anche quella sbagliata, contribuisce a calibrare la luce interiore e la bussola della Vita si manifesta. Ogni rinvio dettato dalle paure, invece, disorienta, offusca, copre fino a spegnere la luce interiore che ognuno di noi ha fin dalla nascita.
Il dubbio non paralizza più
Sarebbe sbagliato pensare che chi ha trovato la propria luce interiore non dubiti mai. Il dubbio non scompare e non deve scomparire, cadremmo nel fanatismo e assolutismo oltranzista e violento. Il dubbio è una funzione sana del discernimento dell'intelligenza: ci ricorda che il Mondo è complesso, che le conseguenze delle nostre azioni si dispiegano in modi che non possiamo sempre prevedere, che l'umiltà è una virtù necessaria a chiunque agisca nel Mondo.
Ciò che cambia non è la presenza o meno del dubbio, ma il suo peso nel processo naturale di discernimento. Prima era paralizzante: un dubbio sulla scelta diventava un dubbio su se stessi, sulla propria capacità di giudicare, sul proprio valore. Ogni incertezza esterna diventava prova di un'incertezza interna più profonda.
Quando è presente la luce, una luce autentica e stabile, invece, il dubbio resta un’informazione utile. La si ascolta, la si integra, e poi si decide comunque. Con la consapevolezza che sbagliare è parte del processo e del percorso di Vita, e che anche l'errore alla luce dell’amore prende un’altra forma, un’altro significato! La luce dell’amore autentico, dell’amore - come diceva Bert Hellinger - «dell’amore che non chiede qualcosa» ci insegna sempre qualcosa.
«In ogni momento della vita puoi decidere di scegliere di amare. Anche il scegliere di non amare è una scelta ed è la peggiore.»
La leggerezza di chi sa
C'è una qualità particolare nelle persone che hanno imparato a decidere con la luce dell’amore che non chiede qualcosa, è una certa leggerezza nel portare anche le scelte più pesanti. Non perché le scelte pesino meno, ma perché chi le porta è diventato più forte grazie all’amore, e soprattutto più libero dal bisogno di essere certo di fare la cosa giusta prima di agire.
Questa leggerezza non va confusa con chi non si preoccupa delle conseguenze, tutt’altro! É la fiducia di sapere che la luce in se stessi è connessa con il Tutto e che sarà capace di affrontare qualunque conseguenza arrivi. La fiducia non è certezza del risultato: è certezza della capacità di stare nel risultato, qualunque esso sia.
La luce interiore non illumina il futuro, ma il presente. Non mostra dove si arriverà, non garantisce l'esito. Illumina il passo che stiamo compiendo ora in questo momento verso il successivo. Ed è sufficiente. Perché chi sa fare il passo successivo alla luce della piena presenza non ha bisogno di vedere l'intera scala per cominciare a salire!
Non devi vedere tutta la scala. Devi solo fare il primo passo nella luce di ciò che sei.
Amore incondizionato, amore illuminato è quello che ci esortano i saggi del passato che ci esortano nell’applicare la terza regola alla nostra Vita!
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