ARRIVATO? REGOLA I – SENTIRSI a CASA

Arrivato? Regola I.
Non reagire, transpercepisci.
La tua concentrazione è chiara, il tuo cuore è aperto.
Transpercepisci! Non è un errore di stampa, è una parola presa in prestito da Flavio Burgarella e il suo modello BQHC. È un atto preciso, raro, e profondamente rivoluzionario: il vedere le cose attraverso il cuore, senza fermarsi alla loro superficie. Il Mondo genera rumore continuamente, instancabilmente. La domanda non è se il rumore arriva. La domanda è cosa fa in te quando arriva.
Chi reagisce vive in balia degli stimoli. Un commento sgradito diventa una ferita. Un fallimento diventa una condanna. Un'aspettativa non soddisfatta diventa un debito. La reattività è la prigione più comune e meno riconoscibile: ci si vive dentro convinti di essere liberi, convinti che rispondere a tutto sia sinonimo di essere vivi.
Transpercepire significa di smettere di confondere vitalità con reattività. Grazie a Flavio Burgarella, cardiologo in pensione, ma non del tutto, ho imparato qualcosa di più sottile e più complesso: sentire tutto tramite il cuore, essere connesso al Tutto senza farsi trascinare in tutto in ogni caso. Ci si allena, non è immediato, non è un interruttore on/off!
Il Mondo polarizza, finché lo lasci fare
Il Mondo ha tre grandi magneti. Tre forze che, da millenni, attraggono, orientano e consumano l'attenzione degli esseri umani. Non sono nemici tout-court, non sono malvagi in sé, anzi sono affascinanti per tutti noi, sono tre elementi con cui gli arconti intrappolano il genere umano. I meccanismi d’azione e penetrazione nel nostro essere possono essere apparentemente diversi tra loro tutti si accomunano nel momento in cui smettiamo di essere consapevoli, nel momento in cui li subiamo come automatismi, diventiamo a nostra volta degli automi. Sono tre i magneti:
Denaro. Non è negativo di per se, ma la dipendenza da esso sì. Chi vive agganciato al bisogno di accumulare non sta scegliendo il benessere: sta inseguendo una sicurezza che nessuna cifra potrà mai garantire davvero. Il denaro compra libertà d'azione, non pace interiore.
Sesso. Non è il praticarlo il problema, ma l'uso smodato del desiderio come fuga. Quando il corpo viene usato per non sentire, ma per stordire, per riempire, per distrarre, smette di essere strumento di connessione e diventa schermo tra sé e la nostra Anima, tra sé e il Mondo.
Successo. Il più sottile dei tre. Il successo porta con sé molte maschere, quella dell’Ego, quella della realizzazione, dell’affermazione e altre. Chi si lascia travolgere dalla naturale ricerca di riconoscimento in un vortice in cui snatura e affida la propria identità a qualcosa che non controlla. Il successo è dipendenza, è un lavoro senza fine e senza una autentica e profonda soddisfazione.
Transpercepire non significa smettere di desiderare. Significa smettere di essere polarizzati da forze fisiche e aprirsi al metafisico. Vedere questi magneti per quello che sono, forze fisiche reali, potenti, con il loro posto nella vita, al contempo puoi scegliere di non esserne agganciato. Li attraversi senza esserne attraversato.
«Non è libero chi è schiavo dei propri desideri, ma chi sa scegliere quali desideri meritano la propria energia.»
La voce che smette di urlare
C'era una voce, una volta. Forse c'è ancora, ma si è fatta più quieta. Era la voce che reagiva a tutto: alle critiche con l’attacco, alle lodi con il gonfiamento, alle provocazioni con la fuga o il conflitto, al silenzio con l'ansia. Quella voce non era cattiva, era una fase della nostra esistenza, un riflesso automatico del sistema nervoso che non distingueva ancora tra minaccia reale e rumore di fondo e libero arbitrio.
Transpercepire significa, in prima istanza, accorgersi di quella voce, di un segnale interno che si manifesta nel cuore e dal cuore va al corpo e al cervello. Non soffocare il segnale, non silenziarlo all'interno produrresti solo altra tensione. Riconosci il segnale, la voce: "eccola, sto reagendo". E in quel riconoscimento, qualcosa si allenta. Il segnale e la voce non scompaiono e l’automatismo smette di comandare!
«Tra lo stimolo e la risposta c'è uno spazio. In quello spazio sta la nostra libertà.»
— Viktor Frankl
Tempo e pratica allargano quello spazio. Prima sono millisecondi. Poi secondi. Poi diventa un'abitudine di presenza che si porta ovunque. Non si smette di ricevere il Mondo: si smette di essere travolti da esso.
Presenza piena, non distanza
Qui sta il malinteso più frequente, e vale la pena scioglierlo con chiarezza. Transpercepire non significa non sentire o anestetizzare. Non è un esercizio di freddezza, non è la pratica del distacco emotivo che costruisce muri invece di attraversarli. Chi non sente non ha risolto nulla: ha semplicemente cambiato prigione o creato un’altra corazza.
La transpercezione è il contrario del muro. È una membrana che permette il passaggio di tutto ciò che è reale e nutrimento, e lascia scorrere via ciò che è rumore. Tutto questo avviene tramite il cuore. Si è presenti alle proprie emozioni senza esserne posseduti. Si sente il dolore senza identificarsi con esso. Si riceve la gioia senza aggrapparsi ad essa. Roberto Assaggioli, ideatore della psicosintesi, soleva dire «non sono il mio corpo», «non sono i miei pensieri», «non sono le mie emozioni».
Il risultato è paradossale per chi non l'ha sperimentato: si sente di più, non di meno. Ma ciò che si sente ha una qualità diversa: pulita, diretta, senza l'interferenze della narrazione reattiva che trasforma ogni evento in una storia su di sé.
«Il saggio non è colui che non prova tempeste, ma colui che sa restare in piedi mentre la tempesta passa.»
Vedere attraverso
Transpercepire, alla fine, è questo: vedere attraverso il cuore. Andare oltre il rumore, percepire le frequenze delle aspettative nostre e altrui, mentre accadono, qualsiasi cosa accada. Andando fino all'intenzione che le muove. Passare oltre la provocazione, fino alla fragilità che la genera. Passare oltre il proprio impulso di reagire, fino al bisogno che lo alimenta.
Non è uno sguardo freddo - anzi - lo sguardo freddo si ferma alla superficie e la giudica. È uno sguardo più profondo, che non si accontenta dell'apparenza e non ha paura di ciò che trova sotto. Uno sguardo che può permettersi di essere aperto perché sa di non venire travolto.
Il cuore aperto e la mente chiara non si escludono, anzi si sostengono. Quando si è smesso di usare energia per difendersi da tutto, quella stessa energia diventa disponibile per essere pienamente presenti. E la presenza piena, come ogni cosa autentica, non ha bisogno di essere dichiarata: si sente.
Non chiudersi al Mondo. Vederlo per quello che è, e scegliere, ogni volta, come starci.
Questa la prima regola per sentirsi a casa, in un posto in cui non è necessario essere arrivati!





