Arrivato? IV – Le relazioni
Arrivato? Regola IV - Le relazioni si chiariscono tramite la risonanza.
Chi è in sintonia ti si avvicina. Chi non è affine ti si allontana, senza sforzo.
Le relazioni sono lo specchio più onesto che abbiamo. A seconda di come osserviamo la ruota gira in una direzione o nell’altra, anche le relazioni possono avere questo punti di osservazione. La mia percezione è di essere stato fedele a me stesso e la sintesi oggi è che ne ho poche, del resto mi hanno definito un «freigeist»! Le relazioni non riflettono chi vorremmo essere, non riflettono chi pensiamo di essere, riflettono chi siamo davvero, in questo momento, a questo livello di coscienza. Chi ci circonda, chi scegliamo di frequentare e/o tenere vicino, chi tolleriamo e chi attraiamo senza saperlo, chi ci tollera: tutto questo parla di noi con una precisione che nessuna autoanalisi potrà mai eguagliare.
Molti strumenti di valutazione emozionale e professionale ci fanno valutare da persone che conosciamo e/o da colleghi proprio per questo motivo.
Quando qualcosa cambia dentro - profondamente e non in superficie - il campo relazionale lo registra. Non subito, non con un annuncio, non con una rottura clamorosa. Ma con la silenziosa, inesorabile ridefinizione dei perimetri di chi rimane vicino e chi comincia ad allontanarsi. È uno dei segnali più affidabili che qualcosa di reale sta accadendo ed è accaduto. A volte quando ce ne accorgiamo ce ne preoccupiamo, spesso è un cammino nella propria vita interiore senza punto di ritorno!
Il campo relazionale come risonanza
Ogni cosa, oggetto, pianta, animale, organo e persona emana una frequenza specifica nel suo stato armonico, quando è alterato lo stato la frequenza è diversa. Una frequenza armonica di una persona è l’indice di qualità di presenza tutto questo oggi ha un nome specifico e si chiama Biorisonanza. Ogni qualvolta un insieme di bisogni, paure, aperture e chiusure che modificano il tipo di relazione che abbiamo con noi stessi e con gli altri modificano la frequenza che abbiamo, in alcuni casi cambiano le frequenze di specifici organi interni del nostro corpo. Tale stato alterato se perdura porta alle alterazioni, che se si radicalizzano inducono le patologie. Il tutto funziona, utilizzando una metafora, come due corde dello stesso strumento, le persone entrano in risonanza quando le loro frequenze si incontrano, e le corde vibrano anche senza essere toccate. Non è necessario deliberatamente muovere qualcosa: accade, con la stessa naturalezza con cui un suono fa vibrare ciò che gli è accordato.
Se osserviamo la nostra vita le relazioni che abbiamo costruito, in un certo periodo, rispecchiano chi eravamo in quel lasso di tempo. Le amicizie nate dalla condivisione di una ferita comune. I legami costruiti sulla complicità nella lamentela. Le relazioni alimentate dal bisogno reciproco di essere confermati, rassicurati, specchiati. Tutte reali, tutte importanti nel loro momento, anche se si sono radicate in una versione di sé che, con il tempo, può evolvere.
«Sei la media delle cinque persone con cui passi più tempo. Scegli con cura ognuna di loro.»
— Jim Rohn
Quando cambiamo, cambia la risonanza, difficilmente possiamo mantenere gli stessi amici. É uno dei meccanismi di resistenza al cambiamento, la paura di restare soli o di perdere certezze sulle persone con cui abbiamo condiviso pezzi di storia importante della nostra vita. Non c'è nulla di crudele in questo meccanismo, è semplicemente la legge della coerenza applicata alle relazioni. Chi si è allineato con una nuova qualità interiore scopre che alcune frequenze precedenti non trovano più aggancio. Non perché le persone siano diventate meno buone o meno importanti: semplicemente, non vibrano più sulla stessa lunghezza d'onda.
Chi si avvicina e perché
L'arrivo di persone nuove o il riavvicinarsi di persone già conosciute ma mai davvero incontrate, è spesso la prima conferma visibile di un cambiamento interiore. Compaiono persone più centrate, più libere, più curiose. Persone che non hanno bisogno di riempire ogni silenzio, che non chiedono di essere salvate né cercano di salvare. Persone che portano energia invece di sottrarla.
Questo avvicinarsi non è casuale e non è il frutto di uno sforzo consapevole. È attrazione per risonanza di appartenenza ad un medesimo Campo morfico di vibrazioni: ciò che si è diventati chiama ciò che ci è affine. Le persone autentiche riconoscono l'autenticità. Chi ha lavorato su se stesso percepisce, spesso prima ancora di capirne il motivo, quando è in presenza di qualcuno che ha fatto lo stesso percorso. C'è un riconoscimento che precede la conoscenza: è una percezione di coscienza!
«Le grandi amicizie non si cercano. Si incontrano, quando si è finalmente diventati la persona capace di riconoscerle.»
Chi si allontana e il coraggio di lasciarlo andare
L'allontanamento è la parte più delicata, a volte «dolorosa» se non si adottano le regole precedentemente descritte, di questo processo, anche quando avviene in modo naturale e senza conflitti. Perché le relazioni che si allontanano non sono necessariamente quelle che non hanno mai avuto valore. Alcune di quelle che scivolano via sono state profondamente importanti: hanno tenuto compagnia in momenti bui, hanno offerto conforto quando ne avevamo bisogno, hanno condiviso anni interi di vita. Bert Hellinger ci ha insegnato a ringraziare questi doni e queste relazioni ricevuti, senza le quali non saremmo diventati quello che siamo, al contempo volgere il nostro sguardo altrove, accettando ciò che è!
Una relazione può essere stata preziosa nel suo momento e non essere più quella adeguata al momento presente. Non ogni legame è fatto per durare in eterno: alcuni sono presenze stagionali, necessarie in una fase evolutiva e pronte a dissolversi nella successiva. Riconoscerlo senza amarezza richiede maturità. Lasciar andare senza tentare di forzare la permanenza richiede una forma sottile di consapevolezza sull’impertinenza delle cose e delle persone.
Il dolore dell'allontanamento non va bloccato o negato, va attraversato. Non è un fallimento, è la fine naturale di una relazione che ha completato il suo ciclo, non è una sconfitta: è la conferma che entrambe le persone coinvolte stanno crescendo, forse in direzioni diverse, forse a velocità diverse. E quella crescita merita rispetto, non resistenza.
«Alcune persone entrano nella tua vita come benedizioni. Altre entrano come lezioni. Entrambe meritano gratitudine.»
Non perdita: chiarezza
La parola che cambia tutta la lettura fenomenologica degli avvenimenti è chiarezza. Ciò che sembra perdita, il diradamento dei contatti, il silenzio che c’è dove un tempo c'era rumore costante, la cerchia che si restringe, sono in realtà un guadagno di nitidezza e di chiarezza su ciò che è importante per noi. E’ un processo naturale, specie con avanzare degli anni e togliamo il superfluo da uno spazio e improvvisamente si vede la qualità di ciò che rimane.
Le relazioni che restano, dopo questa riorganizzazione naturale, hanno una qualità e intensità diverse. In una coppia che ha processo è un cambio d passo del loro amore, dei loro sentimenti. Sono più leggeri, non perché richiedano meno impegno, ma perché non richiedono finzioni. Non c'è bisogno di sostenere ruoli, o di non dire, ma di parlare con accuratezza, di monitorare le reazioni. Tutto questo è presenza e questo basta. La connessione non dipende dall'utilità reciproca né dalla paura di restare soli: dipende dalla frequenza di risonanza che si ottiene anche da semplici sguardi o silenzi che parlano e generano un piacere autentico di essere insieme.
Le persone che se ne sono andate, anche le più importanti, anche le più amate, rivelano nel loro andarsene una verità necessaria: quanto di quel legame fosse solido e profondo, e quanto invece quanto fosse tenuto in piedi da bisogni condivisi che oggi non sono più presenti. Non è un giudizio è un atto di consapevolezza e discernimento. È la realtà che si mostra, finalmente, per quello che è.
Chi rimane quando smetti di recitare è chi merita davvero di restare.
Questa quarta regola potremmo identificarla con la risonanza di imparare a lasciar andare e all’accogliere il nuovo. La morte è la trasformazione per lasciare spazio ad una nuova vita.
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