AMBIZIONE E ASPETTATIVE …

"Le risposte a domande essenziali non arrivano quando la mente lavora. Arrivano quando la mente riposa e l'anima può parlare." Fra Jan
Esistono delle fasi del riconoscimento di sé.
Ambizione e aspettative sono rispettivamente la madre e il padre di quasi tutti tutti i problemi che possiamo incontrare nella nostra Vita. Ho incontrato varie fasi evolutive o involutive, non lineari, in me, possono essere così riassunte in 7 periodi o fasi.
Il riconoscimento di sé non avviene all’improvviso. È un processo, lento, non lineare, doloroso, con avanti e indietro, accomunato dall'attraversare fasi precise che non accadono necessariamente in sequenza.
1. Fase del sonno — “Non vedo nulla”
È la fase in cui si vive in automatico, seguendo copioni appresi senza questionarli. Le aspettative altrui sono diventate così proprie che non si percepisce nemmeno il peso.
Si funziona. Si produce. Si appare normali.
Ma dentro c’è un vuoto che non si sa nominare. A volte si corre da qualche parte, ma non si percepisce nulla, se non il sudore e lo sforzo della corsa, anche fosse la stanchezza di stare nel divano di casa.
2. Fase del disagio — “Qualcosa non va”
Arriva un segnale: una stanchezza profonda, un fallimento, una crisi, una relazione che si rompe, un successo che non dà la soddisfazione attesa. Il copione smette di funzionare. Non è sufficiente che accada una sola volta, deve ripetersi, deve reiterarsi: siamo automi di "dura cervice". Non si sa ancora cosa sia, ma si sente che la vita che si sta vivendo non è tutto, che ci sfugge qualcosa, che in bocca resta qualcosa di diverso da ciò che ci si aspettava.
Questa fase è spesso confusa con la depressione o l’ansia, a volte queste emozioni, diventano sentimenti e radicano nel profondo, fino a divenire delle patologie, non ci riconosciamo ancora ambiziosi con delle aspettative. Anche se inizia a farsi strada una possibilità, un'idea, a volte incontrata apparentemente per caso: "Se fosse l’inizio del risveglio???"
3. Fase del confronto con l’origine — “Da dove viene tutto questo?”
Si torna, consciamente o no, alle radici. Ci si arrabbia, ci si scontra, ma anche si inizia a vedere i genitori non come figure assolute, ma come esseri umani con le loro ferite, i loro limiti, le loro storie irrisolte, le loro fragilità. Si inizia a rispettarli per ciò che sono stati, nel bene e nel male, nulla di più. Si inizia a non recriminare a loro colpe e responsabilità che non hanno.
Questo non significa giustificare tutto. Significa capire il meccanismo della Vita, accettarlo per quello che è e per quello che ci ha dato e tolto, andando oltre ogni giudizio, operando un cambio da giudizio a discernimento! Iniziamo a smettere di essere inconsapevolmente guidati da automatismi inconsci. A volte emergono rabbia, tristezza, senso di perdita, in particolar modo per non essersi goduti una versione di sé che non si è mai potuti essere.
4. Fase della domanda — “Chi sono io, davvero?”
Durante una fase o più fasi down è impossibile non chiedersi e porsi delle domande! A volte è una persona sconosciuta che ci illumina, ci attira, ci da un segnale, di speranza o di forte scontro, che a ben pensarci pare ingiustificato. Si comincia a distinguere tra ciò che si è sempre creduto di volere e ciò che si sente autentico. Tra ciò che è superfluo e ciò che è veramente indispensabile, come l'aria! È un momento (o più occasioni) destabilizzante, perché mette in discussione identità costruite nel tempo. É oltretutto sconfortante perché a volte arriva tardi nel cammino della vita, e la clessidra del tempo rintocca rumorosamente "tempo fugit"! In realtà se lo vogliamo veramente la guarigione è li che ci aspetta, anche se siamo in fase terminale e in metastasi. Si lo so è apparentemente assurdo, ma "Così è!".
5. Fase del lutto — “Quello che poteva essere”
Una delle fasi più sottovalutate. Amiamo le feste, le baldorie, fuggiamo dai funerali, dal lutto, dalle tenebre. Bert Hellingher la definiva la fase della "notte buia dell'Anima". Riconoscere chi si è implica anche fare i conti di chi non si è stati, riavvolgere il nastro, lavorare e discernere degli anni vissuti per altri, di desideri soppressi, di una versione di sé incompiuta, incompleta, un seme e un germoglio che è rimasto tale. Agli psicologi piace molto questa fase e costringono i loro pazienti a lavorarci per anni con sessioni anche due o tre volte la settimana. Se non sei un caso patologico, non credo ti sia veramente utile!
Ma il dolore che provi è reale, non va soppresso o nascosto, va attraversato, non aggirato. Qui regnano inganno e delusione!
6. Fase della separazione — “Posso pensare con la mia testa”
Non puoi cancellare il tuo passato, non puoi riscrivere la storia, ma possiamo scrivere un presente diverso, senza proiezioni future. Non ci si distacca dal passato (o dal futuro) in modo freddo o distaccato, non è una rottura; ma un grande incommensurabile GRAZIE. Difficilissimo da pronunciare nel profondo, perché include anche il dolore. Non è solo una separazione psicologica, ma è una trasmutazione alchemica: amare i propri genitori o le figure significative senza essere definiti da loro o senza serbare rancori.
Si inizia a scegliere valori propri, direzioni proprie, una voce interiore che sia davvero la propria. Ci si assume la vera responsabilità di guida.
7. Fase dell’integrazione — “Sono tutto questo”
La fase matura non è uno stato permanente: abbiamo bisogno di includere molte cose compreso gioco e divertimento, serietà e onestà con noi stessi e con gli altri. Non si elimina nulla si include senza esserne dominati. Le ferite diventano parte della nostra storia, non l’intera storia.
Si sviluppa una compassione verso sé stessi e anche verso gli altri.
Una nota importante
Queste fasi non seguono un ordine rigido. Si può tornare indietro, bloccarsi in una, attraversarne due insieme. A volte c'è bisogno di qualcuno che ci accompagni per non essere soli o per non sprofondare o mal decodificare i fatti e le esperienze.
Il riconoscimento di sé non è una meta. È un modo di stare in relazione con la propria vita — con più onestà, più cura, più libertà.
Una delle fasi più difficili per me è stata la 5 in cui ho sperimentato inganno e delusione, anche se... ve ne condivido un pezzetto!
FASE 5 - Inganno e delusione - La delusione non è una fine: è l’inizio di uno sguardo più lucido.
Per essere delusi, bisogna prima essersi ingannati – o lasciarci ingannare. È deluso chi si è abbandonato a un’aspettativa o a un’illusione che non si è realizzata secondo i propri desideri.
Mark Twain lo riassume bene: «Non si è delusi per ciò che un altro fa (o non fa), ma per le proprie aspettative nei confronti dell’altro.»
Chi impara ad accettare le persone, le cose e le circostanze così come sono – e magari persino ad amarle così come sono – potrà spesso evitare l’esperienza della delusione.
"Che illusione credere che la vita sia lì per corrispondere a noi. La vita è un dono al quale dobbiamo essere noi a corrispondere. La vita non si nega a nessuno. Siamo noi a negarci a lei – troppo spesso."Christine Busta.
Una delle esperienze più amare è l’amore deluso. Spesso si tratta del cosiddetto “amore a prima vista”, al quale non è seguita il più solido “amore a seconda vista” – il vero amore, quello duraturo.
Esplorare esperienze simili e indagarne le cause fa parte del pane quotidiano delle Costellazioni Spirituali, che integrano le Costellazioni familiari di Bert Hellinger con la sua evoluzione nell'ultima fase della sua esistenza.
La rabbia che spesso resta dopo una delusione è una medicina: amara, ma capace di guarire. Ci protegge dalla ingenuità, dalle false aspettative, dalle illusioni e speranze lontane dalla realtà.
Con un po’ di coraggio e di benevolenza verso sé stessi e il resto del mondo, possiamo affrontare il Grande SÌ di Bert Hellinger che ci porta a come ricostruire.
Come ricostruire
La mia esperienza mi porta a ritenere che un percorso lineare non sia la via maestra, anche se esistono alcune direzioni che han no evidenze e risultati migliori di altre, su cui allenarsi, lavorare con precisione e ferrea intenzione:
- Ascoltare senza giudicare i propri pensieri e bisogni, come si farebbe con un amico!
- Separare il fare dall’essere, ciò che fai non definisce chi sei!
- Riconoscere il critico interiore come una voce appresa, non una verità assoluta!
- Tollerare l’imperfezione senza crollare, l’errore è umano, non una condanna!

ciò che resta nella VITA; il SENTIERO …





